De Mauro, la passione civile di un linguista

Lo studioso è morto all’età di 84 anni. Era stato ministro della Pubblica Istruzione con Amato
ROMA. «Il sogno di Cattaneo e Manzoni che l'italiano divenisse lingua nazionale parlata dai più è oggi realtà» amava sottolineare Tullio De Mauro ricordando le profondissime trasformazioni avvenute negli ultimi 70 anni, dal dopoguerra a oggi, nell'uso della lingua, legato a un'evoluzione sociale e culturale, alla scuola dell'obbligo e alla diffusione della radio e della televisione. Un sogno di cui De Mauro, scomparso ieri a 84 anni, è stato testimone e critico attivo, non solo studioso che registra, ma anche intellettuale che interviene e partecipa, anche accettando incarichi pubblici, da consigliere regionale del Lazio (1975-89) sino a Ministro della Pubblica Istruzione dal 2000 al 2001 nel governo Amato, passando per mille incarichi istituzionali. Nato a Torre Annunziata il 31 marzo 1932, De Mauro era laureato in glottologia, allievo di Pagliaro, ordinario di glottologia prima a Napoli e poi a Roma, è stato nel 1967 il primo docente italiano di Linguistica generale a Palermo, quindi a Salerno e infine dal 1974 al 1996 professore ordinario di Filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma. Il suo nome resta certamente legato a quella «Storia linguistica dell'Italia unita» del 1963 (ristampata di continuo e aggiornata più volte sino alla pubblicazione dell'aggiunta «Storia linguistica dell'Italia repubblicana» del 2014) che fu un saggio abbastanza rivoluzionario non solo per come affrontava varie questioni e problemi controversi e poco studiati, ma soprattutto per aver strettamente legato la storia della lingua a quella della crescita sociale del paese, raccontando la storia degli italiani e di come si sono impadroniti di una lingua comune da analfabeti quelli erano al momento dell'Unità, ponendo attenzione alla demografia, all'immigrazione e gli spostamenti interni come momento di rafforzamento del senso unitario, al rapporto città campagna, istruzione e informazione. Accanto ai lavori scientifici, alla riscoperta con la cura e la traduzione nel 1997 del «Corso di linguistica generale» di De Saussure, sino agli studi semantici come dimostra, per esempio, il suo «Senso e significato - Studi di semantica teorica e storica», accanto ai premi, le onorificenze e le lauree honoris causa, c'è da ricordare il suo lavoro culturale, quello didattico non solo universitario e la lunga e molteplice attività giornalistica.