De Ritis studia il circo e la sua magia Unico italiano a dirigere il Barnum

Il suo nome a Pescara è legato all'ideazione del seguitissimo festival internazionale Funambolika «Oggi è la disciplina artistica contemporanea più vivace. C’è una straordinaria esplosione»
di Ylenia Gifuni
Il desiderio ancestrale di sfidare le leggi della fisica e di mettere a repentaglio la propria vita nelle arti aeree per superare i limiti umani con effetti speciali sempre nuovi.
L’esplosione di energia delle nuove generazioni di acrobati, equilibristi, trapezisti, clown e contorsionisti che si fissa in numeri dalla tecnica raffinata, alternati a virtuosismi di giocoleria e a una sottile satira sociale sui vizi e le virtù degli uomini. La poesia dell'estremo che si declina nella spettacolarità delle esibizioni, nella ricerca e nel rigore del nuovo circo contemporaneo. I linguaggi del teatro, della danza e della musica che si mescolano nella grammatica della pista aprendosi in alchimie, sperimentazioni e magie sempre nuove.
È un universo fluido, senza barriere geografiche e culturali, quello che si muove dietro le quinte del “nouveau cirque”, il movimento creativo legato all'evoluzione del circo classico europeo e statunitense di cui Raffaele De Ritis rappresenta uno dei massimi studiosi a livello mondiale.
Regista, cultore ed «esponente di punta nel nuovo movimento naturalistico della regia circense», com’è stato definito da Glenn Collins su un articolo a tutta pagina del New York Times, il pescarese De Ritis, 49 anni, incarna l'eccellenza abruzzese in materia. Unico al mondo ad aver montato un tendone sulla Piazza Rossa di Mosca, nel 1996, è stato anche il solo regista non statunitense a scrivere e dirigere una produzione del circo Barnum, nel 1999.
Nella sua casa in via delle Caserme, tra le stampe d'epoca sulle prime forme di acrobazia a cavallo tra '700 e '800, custodisce una raccolta di duemila volumi antichi sulla storia del circo provenienti da tutto il mondo, oltre ad altri duemila manifesti, locandine, programmi di sala e album fotografici.
Il suo nome a Pescara è legato all'ideazione del festival internazionale Funambolika, che ha fatto del capoluogo adriatico la capitale del circo contemporaneo con i suoi mirabolanti artisti lanciati sui maggiori palcoscenici del mondo, da Las Vegas a Macao, dal Vietnam a New York, al Kenya e alla Russia.
Ma, come ammette lui stesso, la manifestazione rappresenta soltanto l'un per cento dei suoi lavori, applauditi ai diversi angoli del globo.
«Il circo», spiega Raffaele De Ritis, «oggi è la disciplina artistica contemporanea più vivace. Stiamo assistendo a una straordinaria esplosione: oltre all’industria classica itinerante sono nate diverse scuole, nei paesi orientali si fanno investimenti, mentre in Canada, in Francia e negli Stati Uniti d’America è entrato nel cartellone delle stagioni di lirica, di prosa e dei festival più rinomati. A differenza del teatro o della musica, in cui si paga un biglietto per assistere o ascoltare qualcosa di già noto, gli artisti del circo non si conoscono poiché la storia insegna che, salvo casi rarissimi di celebrità, sono condannati all'anonimato. Il pubblico quando acquista il biglietto lo fa accettando l'effetto sorpresa. Per questo il vero successo di uno spettacolo si determina l'anno successivo, se lo spettatore tornerà a vederti».
Pescara, con il festival del nuovo circo ideato da De Ritis, ha saputo anticipare una tendenza ed esplorare un sentiero non ancora battuto. Forte di una media di 50mila spettatori paganti, Funambolika ha aperto la strada a una nuova forma di intrattenimento che, per la sua trasversalità, ogni estate incanta grandi e piccini.
Oggi in Italia e in Europa esistono decine di manifestazioni dedicate alle arti circensi. Ma Funambolika, oltre a non distribuire premi, è l'unica in grado di coniugare la tradizione classica con la sperimentazione della ricerca contemporanea, incontrando l'approvazione di un pubblico di tutte le fasce d'età.
«Il circo ha un potenziale elevatissimo», è l'opinione dello studioso, «poiché è una forma d'arte che non ha concorrenza. In Abruzzo, ad esempio, se si spingesse sull'unicità e sul valore di Funambolika si potrebbe determinare una crescita economica maggiore di altre discipline, come la musica che è ovunque».
L'intuizione alla base della rassegna è di riuscire ogni anno a raccogliere in riva all'Adriatico una selezione dei migliori talenti, concessi per una sera dal Cirque du Soleil, dal Moulin Rouge o da Monte Carlo, e di portare in anteprima i numeri applauditi nei cinque continenti.
Lo scorso anno, in occasione del decennale, si sono esibite le “statue viventi” Golden Dreams, per la prima volta a venti metri di altezza. «Spesso ci vuole un anno di lavoro», rivela Raffaele De Ritis, «per individuare l'artista giusto da invitare al festival. È un'alchimia delicatissima che però dà i suoi risultati: a dicembre, ad esempio, quando le famiglie guardano in tv il festival di Monte Carlo riconoscono gli artisti visti a Pescara».
La magia del circo, la capacità d'inventare, innovare e sperimentare e il brivido dell'artista che oltrepassa i propri limiti sono collegati a doppio filo con la disciplina e il rigore degli allenamenti.
Perché il rischio di precipitare nel vuoto o di farsi male durante un numero è all'ordine del giorno. «Gli incidenti possono capitare, ma sono rari», ammette De Ritis, «la percentuale è la stessa che possa succedere qualcosa a me mentre attraverso la strada o a chi pulisce i vetri sui grattacieli. È come nello sport o nella danza: per spingersi oltre i propri limiti c’è bisogno di attenzione e cura costante della propria formazione».
Tra le varie pubblicazioni, regie e direzioni artistiche, spicca la firma di recital per Raul Cremona, Silvan, Angelo Branduardi, Aldo, Giovanni e Giacomo. Il suo volume “Storia del Circo, dagli acrobati egizi al Cirque du Soleil” (Bulzoni editore, collana Occhio quadrato) è considerato «il più completo nel panorama internazionale».
«Nella mia vita», conclude lo studioso, «ho frequentato tutti i circhi del mondo. Ho visto nascere, crescere e svilupparsi generazioni di artisti. I cinesi riservano più sorprese poiché uniscono il potenziale umano ai mezzi economici superiori, raggiungendo un livello tecnologico impareggiabile. In Canada si distinguono per la formazione, mentre le stesse famiglie italiane si tramandano segreti e saperi dal Medioevo a oggi».
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