De Sio: «Io, Liala, terrò a bada il Vate»

5 Ottobre 2021

L’attrice in Rai con “Il segno delle donne”: intervista alla regina del romanzo rosa

ROMA. «Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un’ala nel tuo nome». Così un giorno D’Annunzio inventa per Lariana Lia la firma indelebile di regina del genere rosa. «Ma il primo incontro tra il Vate, l’uomo considerato da tutte le donne un simbolo virilità, fu burrascoso, lui la fece attendere e poi attraversare una porticina bassa, come in segno di deferenza, inchino, cosa per lei impensabile tanto che gli diede della merdina, tanto bastò per conquistarlo». A raccontarlo è l'attrice Giuliana De Sio che dà voce e volto, truccata e vestita come la più grande scrittrice di romanzi rosa (autrice di oltre 80 libri che solo in Italia hanno venduto più di 10 milioni di copie) nella conversazione «impossibile» con Elena Stancanelli – è la protagonista di “Il segno delle donne” che Rai Cultura propone stasera alle 21.10 su Rai Storia.
Per ripercorrere le tappe della sua vita e della sua carriera, il racconto da immagini inedite, filmati di repertorio e interviste a testimoni illustri, come la nipote Donata Bellani, lo scrittore Tony Golia, il saggista e drammaturgo Luca Scarlini e la linguista Patrizia Violi. De Sio confessa: «Mi sono documentata a lungo su questa figura incredibile di donna, ma prima non avevo mai letto un suo libro, l’ho fatto in questa occasione. È anche vero che in questi giorni, appena ho postato sui miei profili social la foto che mi ritrae vestita come lei mi sono arrivati centinaia di commenti, un pubblico prettamente femminile che mi confessava di conservare tutti i libri di Liala, donne di una certa età. Comunque fatto sta», aggiunge, «che è stata un fenomeno di costume, ha iniziato alla lettura un pubblico che non avrebbe mai pensato di prendere in mano un libro. Poi se pensiamo, il melò in un modo o nell'altro negli anni è sempre tornato, magari in chiave più moderna, ma non è mai passato di moda, io stessa che ho iniziato questo mestiere con grandi registi, quando ho girato per la Rai “Una donna” (1977), tratto dal romanzo di Sibilla Aleramo, uno dei primi che affrontava il tema femminista e fece 20 milioni di spettatori, ho vinto due David, poi ho fatto fiction melodrammatiche come “Il Bello delle Donne” o “L’onore e il rispetto” e se svelo chi mi ha confessato che li guardava... insospettabili» Poi l'attrice fa notare: «La mia di Liala è una meta interpretazione, sono vestita di bianco – lei era sempre elegantissima – e truccata come lei e rispondo a domande sulla sua vita dall’infanzia al suo successo».