Debutta a Roma l’opera di Giuseppe e Paolo Rosato
Padre poeta e figlio musicista insieme per “Canti dell’ultima età, melodie in dialetto lancianese”
ROMA. Prima esecuzione assoluta, stasera alle 21 al Mattatoio La Pelanda di Roma, di Canti dell’ultima età, cinque melodie in dialetto lancianese per soprano, clarinetto, tromba, violino, violoncello e pianoforte, del compositore lancianese Paolo Rosato, su testi del padre, il poeta Giuseppe Rosato.
Il brano, inserito nel 60° Festival di Nuova Consonanza, è stato commissionato a Rosato dalla prestigiosa associazione romana di cui fece parte anche Ennio Morricone. Il concerto di stasera, dedicato ai cento anni della Società Italiana di Musica Contemporanea, comprende brani di Elisabetta Capurso, Gilberto Bosco, Barbara Rattagliati, Daniele Carnini e Alfredo Casella, storico fondatore della Simc.
Paolo Rosato prosegue così il progetto di mescolanza tra musica contemporanea e dialetto lancianese iniziato insieme al padre Giuseppe nel 1992, con Tre canti in dialetto abruzzese. Il progetto è proseguito con Addurmèteve sunne, La nève, E dapò? Tre commiati in dialetto abruzzese e Ricercare quarto.
I cinque testi, tratti dalla raccolta Tra véje e sonne, affrontano il tema del disfacimento fisico, dell’impossibilità di sconfiggere il tempo. I testi sono inglobati in un percorso musicale che fonde stili differenti, in cui tecniche estese si alternano e integrano con modalità più tradizionali, dando senso diverso a un materiale sonoro di base molto semplice e consonante, in cui la voce resta ancorata a una declamazione chiara del testo poetico, assumendo toni che dal contemporaneo si spostano verso intonazioni di tipo popolare.
