Dell’Elce racconta in un libro le Icone del museo capitolare di Atri

ATRI. Le Icone del museo capitolare di Atri in un inedito progetto di ricerca visiva. Dall'incontro rivelatore con alcuni busti reliquiari di epoca barocca trae materia di indagine visionaria il...
ATRI. Le Icone del museo capitolare di Atri in un inedito progetto di ricerca visiva. Dall'incontro rivelatore con alcuni busti reliquiari di epoca barocca trae materia di indagine visionaria il volume “Ad Icona” a cura di Paolo Dell'Elce edito dalle Delloiacono edizioni di Pescara. Attraverso lo sguardo creativo di sei fotografi - Sergio Camplone, Giada Ciarcelluti, Paolo Dell'Elce, Pierluigi Fabrizio, Luca Marianaccio, Iacopo Pasqui, Evgenia Tolstykh - “Ad Icona” si propone di dare nuova visione alle opere custodite nel museo capitolare di Atri.
La presentazione del libro e l’inaugurazione della relativa mostra fotografica sono in programma sabato 19 marzo, alle ore 18, a Palazzo Ducale-Cisterne Romane, in piazza Duchi d'Acquaviva ad Atri. Alle 17 è prevista una visita guidata del museo capitolare di Atri (ingresso cattedrale).
«L'idea di fondo», spiega il curatore, Dell'Elce, 55 anni, pescarese, «è stata di osservare come alcune iconografie religiose possano ancora agire una volta estrapolate dalle chiese e dai luoghi di culto in generale». Un'intuizione, questa, nata all'interno delle sale del museo atriano dall'incontro con alcuni busti reliquiari di epoca barocca. Così il fotografo pescarese parla della genesi del lavoro svolto in collaborazione con gli altri fotografi: «La bellezza di quei manufatti è spesso struggente per l'intensità e la varietà di sentimenti che i volti lignei riescono ad esprimere. La fotografia è un linguaggio che genera a sua volta motivi iconici che sono impronte bidimensionali, sinopie di realtà oggettuali; estrapola, distilla e cristallizza tracce sensibili di materia viva che l'occhio percepisce dentro di sé come una ferita. Lo sguardo si addentra tra le pieghe che custodiscono la luce oscura e le dissolve liberando a volte suggestioni misteriose racchiuse da secoli in quelle statue. L'occhio errante del fotografo ha questo potere evocativo e trasfigurante, è pronto a raccogliere, decodificare, restituire e salvare - nella più completa accezione del termine - scaglie, frammenti, sedimenti, screpolature, fiati di luce, che ricompongono, nell'unità di spirito e materia, il sentimento più profondo dell'uomo».
Fotografo, teorico e docente dei linguaggi visivi, Paolo Dell'Elce, dal 1977, opera in ambito professionale e artistico. Le sue opere sono state acquistate da collezionisti e galleristi internazionali e conservate in musei e biblioteche pubbliche.
Jolanda Ferrara
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