Delle Monache porta “Aurum” in Giappone

9 Dicembre 2016

PESCARA. La sua musica ha incantato città come Istanbul, Parigi, Bruxelles. Nel 2013 è stato protagonista di una intensa tournée nell'Africa subsahariana. Una carriera tutta in ascesa quella del...

PESCARA. La sua musica ha incantato città come Istanbul, Parigi, Bruxelles. Nel 2013 è stato protagonista di una intensa tournée nell'Africa subsahariana. Una carriera tutta in ascesa quella del sassofonista abruzzese Piero Delle Monache, che oggi sarà ospite dell'Istituto Italiano di Cultura di Osaka, in Giappone.

Una nuova avventura per il talentuoso musicista, annoverato tra i dieci migliori sassofonisti italiani. Delle Monache salirà sul palco con il contrabbassista Tito Mangialajo e il batterista Alessandro Marzi, nell'ambito del Festival Dim 2016.

Sono numerosi i progetti portati avanti dal musicista, che oltre a portare alto il nome dell'Abruzzo fuori dai confini regionali e nazionali è molto attivo nella sua Pescara e nella sua regione. Ecco cosa ci ha raccontato in vista della trasferta nipponica.

Si esibirà per la prima volta in Giappone, terra particolarmente attenta al jazz Made in Italy. Cosa rappresenta per lei questa opportunità?

«Sono felicissimo e onorato perché il Giappone è uno dei Paesi in cui si ascolta più jazz e il pubblico è più attento e preparato. Lo sognavo da tempo. Salirò sul palco con i miei fedeli compagni di viaggio. Proporremo brani contenuti nei dischi "Thunupa" e "Aurum", quest'ultimo un omaggio alla città di Pescara e all'età dell'oro, e alcuni inediti».

Qual è la percezione del jazz italiano all'estero?

«E' molto ben percepito e apprezzato. Il livello è molto alto. Nomi come Fresu e Rava sono apprezzati in tutto il mondo. La scena jazzistica italiana è sicuramente tra le più importanti».

Porta alto il nome dell'Abruzzo in Italia e all'estero. Cosa significa per lei?

«E' una bella responsabilità. Mi sento fortunato e responsabile ad essere ambasciatore della mia regione. Si dice sempre che nessuno è profeta in patria, io invece mi sento molto coccolato e apprezzato. In Abruzzo c'è una scena musicale fantastica, ci sono tanti ottimi musicisti, c'è una grande tradizione. Un grande merito va a Lucio Fumo, un personaggio che approfitto per ringraziare».

E' impegnato nella direzione artistica di 'Solo al museo' al Museo delle Genti d'Abruzzo. Com'è nata questa iniziativa che mette fonde i generi musicali più variegati?

«Questa esperienza mi sta dando molta gioia e soddisfazione. Mi è stato chiesto di organizzare una rassegna per rivitalizzare le attività del museo. Mi è stato affidato il Bagno Borbonico, un suggestivo spazio che si presta molto bene a questo tipo di concerti, con musicisti che salgono sul palco soltanto con la voce e lo strumento. Ho allestito un cartellone molto vario di nove appuntamenti, invitando musicisti da tutta Italia. Ho unito jazzisti, cantautori e artisti che si occupano di world music. Molti hanno a che fare con l'elettronica. Ho scelto una programmazione che rispecchia anche i miei interessi musicali, quello che vivo in prima persona da artista».

SoloSé è, invece, il titolo dello spettacolo che chiuderà ad aprile la stagione del Teatro Massimo targata Baltimore Produzioni..

«E' un progetto che mischia sassofono ed elettronica, voci fuori campo e citazioni cinematografiche. L'ho scelto perché ha una dimensione teatrale piuttosto spiccata. L'ho portato anche in due musei importanti: il Macro di Roma e il Museo del Tessuto di Prato. L'idea di “Solo al museo” nasce anche dal fatto che ero stato invitato a tenere concerti in solo in due musei così importanti. Mi sembrava una bella formula e ho cercato di riproporla a casa mia».

La scorsa estate è stato ospite a sorpresa del concerto di Vinicio Capossela al Teatro D'Annunzio. C'è un artista con cui le piacerebbe collaborare?

«Sicuramente Jovanotti. Spesso quando fa i dischi mette online la traccia vocale dei nuovi singoli. Ho fatto un remix utilizzando la traccia del brano "Tensione evolutiva", un pezzo di cui sposo pienamente il significato, aggiungendo il sassofono e le percussioni corporali. Gliel'abbiamo fatta arrivare e l'ha apprezzata tantissimo».

Che ricordo ha della tournée in Africa?

«E' stata una delle più belle esperienze musicali della mia vita. Un'esperienza molto intensa, fatta con il mio quartetto (che comprende, oltre a Marzi e Mangialajo, Giovanni Ceccarelli ndr). Abbiamo collaborato con artisti locali, suonato in luoghi diversi tra loro. Senza mai sentire la stanchezza».

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