Depp fa il sadico, Maresco critica Mattarella

7 Settembre 2019

Waiting for the Barbarians con il divo americano e un film italiano sulla mafia chiudono le opere in concorso. Oggi i verdetti

Al Lido si chiude in un avamposto sul nulla che ricorda tanto “Il deserto dei tartari” di Valerio Zurlini. Ma “Waiting for the Barbarians” del colombiano Ciro Guerra con Mark Rylance, Johnny Depp, Robert Pattinson e Greta Scacchi, ultimo film in concorso al Festival di Venezia che si chiude oggi, ha dentro sicuramente più ferocia. Basato sul romanzo omonimo del premio Nobel J. M. Coetzee, che ne firma la sceneggiatura, il film racconta la storia della crisi di coscienza di un magistrato (Mark Rylance) che lentamente si ribella al regime in uno sperduto avamposto sul confine di un impero senza nome. Motore della sua ribellione il colonnello Joll (Johnny Depp), sadico aguzzino e torturatore di barbari che indossa sempre vistosi occhiali da sole. «La cosa più interessante dei cattivi», spiega Depp, « è che sono allo stesso tempo sadici e masochisti. Sono persone che la mattina si lavano, si radono e non si dicono certo che sono le persone più cattive del mondo. Forse questo cattivo ha un cuore spezzato da un padre o una madre nella sua infanzia. Un sadico è anche un masochista, non c'è l'uno senza l'altro». Lavorare in Italia? «Sarebbe bellissimo», dice ancora Depp, «il cibo è buono e anche il vino. È sempre un sogno venire nel vostro Paese».
Ma quella di ieri è stata anche la giornata dell’ultimo film italiano in concorso, “La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco con Letizia Battaglia. E nel film, che alterna fiction anche a parti di animazione, c'è un non troppo velato attacco al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per non non aver commentato più di tanto la sentenza del 20 aprile 2018 che mostra la connivenza tra Stato e Mafia. Dice con ironia nel film Ciccio Mira, uno sconclusionato manager di neomelodici che interpreta se stesso, «in fondo è un palermitano e un palermitano, come si sa, non parla». «Tra le cose che il Presidente della Repubblica non può fare vi è, ovviamente, quella di commentare i processi e le sentenze della Magistratura», ha precisato il consigliere per la stampa e la comunicazione del presidente della Repubblica, interpellato in merito.
Nel film ancora il grottesco sguardo di Franco Maresco sulla Sicilia e la Palermo di oggi, la mafia e l'antimafia, con in prima linea la fotografa palermitana Letizia Battaglia e il ritorno di alcuni personaggi del suo «Belluscone- Una storia siciliana», il tutto per commentare quanto resta del ricordo di Falcone e Borsellino a quasi trenta anni dalla loro morte. E proprio in questa occasione, come si vede nel film, il manager mette su un improbabile concerto neomelodico allo Zen 2 in onore di Falcone e Borsellino, ma tuttavia i suoi discorsi e quelli del suo storico manager, Matteo Mannino, continuano a tradire una certa nostalgia per la «mafia di una volta». O meglio, questo il tormentone di tutto il film, tutti gli intervistati del concerto, tra il pubblico, nelle piazze, nei mercati di Palermo sembrano impossibilitati a poter esprimere una frase semplice come: «No alla mafia» e tantomeno «Viva Falcone e Borsellino». Il film racconta poi, con il solito cinismo e tono surreale, questa volta attraverso un cartone animato, di una presunta occasionale amicizia della famiglia di Ciccio Mira - 70 anni Palermitano ex operaio, un arresto e un procedimento penale per associazione mafiosa - con quella dei Mattarella. Presunta amicizia che nella fiction è attribuita a un incidente che avrebbe fatto urtare l'auto del padre di Mira contro il cancello di casa dell'attuale presidente della Repubblica italiana. Da quell'incidente il film fa scaturire addirittura la passione di Mattarella per il cinema che, sempre secondo il film, avrebbe goduto di ingressi gratuiti al cinema Massimo di Palermo dove lavorava il padre di Mira.
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