Di notte sui sentieri verso il monte Amaro

30 Settembre 2017

Dal Rifugio Pomilio si scende alle sorgenti del Fiume Verde

I monti più alti di ciascun massiccio sono sempre mete molto ambite, anche in Abruzzo. Chi è appassionato di montagna cerca di salirle attraverso tutte le vie possibili e in tutte le stagioni. Dunque ho pensato molto a come portarvi sul Monte Amaro della Majella (2793m) e poi ho deciso: andiamo in notturna con la luna piena, d’estate e partiamo dal Rifugio Pomilio (1888m) alle ore 22.30 per ridiscendere poi dalla Val Cannella e la Valle di Santo Spirito fino alle sorgenti del Fiume Verde della reginetta della Majella, Fara San Martino (tempo totale 15 ore circa- soste e alba comprese).
Il sentiero è quello “P” che costeggia il Blockhaus, passa attraverso la mugheta del Monte Cavallo e ci conduce, dopo esserci riforniti di acqua al fontanino dell’Acquaviva, sul Monte Focalone, la prima vetta della nottata, con i suoi 2676m (3-4 ore dalla partenza – in notturna i tempi si dilatano). Qui possiamo tirare fuori i termos del caffè e bere qualcosa di caldo con gli amici che ci hanno accompagnato. D’ora in poi saremo sempre a quote elevate, più di 2500m salendo e scendendo di poco, con la luna da raggiungere e le nostre lampade frontali.
Verso est le luci delle città, qualche peschereccio sul mare nero e intorno la sensazione di essere in un posto dove c’è tutto e dove l’immaginazione, mano nella mano con i profumi, i sapori, i suoni e l’aria della notte, gioca a farci sentire unici nell’immensità. Bisogna andare in compagnia per avere sempre il sentiero illuminato, e qualche volta spegnere le luci artificiali per farsi condurre dalla luna.
Per arrivare in vetta i chilometri sono 14 e con la prudenza che esige la notte arriveremo in 6 ore. Anche per goderci lo spettacolo, per osservare le pendici delle valli e scorgere i camosci, per sentire gli animali che vanno a dormire e quelli che si svegliano, per ritrovare la gioia del buio che ci fa tornare curiosi, eccitati e uniti. Dei fiori i colori si odorano, degli animali le tracce sono il sentiero su cui cammini, l’azzurro del cielo lo si vede nascosto dalla luna, e la vetta laggiù si staglia come se fosse il pianeta sul quale atterrare. Si passa sulla cima Pomilio (2656m) poi si scende e si risale l’ultimo portone che si apre sul paradiso. L’ultima volta che sono andata eravamo in tanti, più di 60 e arrivati a quota 2630m dove si percorre l’ultimo stupendo altopiano prima della vetta, ci siamo raccolti silenziosi per una marcia che pareva purificatrice. Un percorso spirituale di cui tutti facevamo parte. Stupendo l’arrivo al Bivacco Pelino che cominciava a tingersi di rosso, come il mare, l’Acquaviva e tutti noi. E il sorgere del sole ci ha trovati svegli, composti, solidali. Manca solo la discesa, immensa, faticosa ma, ancora una volta, sublime. Nella Val Cannella pietrosa e il suo Rifugio Manzini, con la Cima dell’Altare lì, attenta e poderosa, e la Sala del Monaco, la grotta dei Diavoli, il verde, il caldo, l’odore del mare e della brezza che cambia. Sono 16 km di discesa, una discesa dell’anima ristorata verso l’Abbazia di San Martino in Valle e le acque fredde di Maja.
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