Dino Risi, un secolo di commedia
Cento anni fa nasceva il grande regista. Formò “Il sorpasso”
ROMA. Chi era veramente Dino Risi, il geniale creatore de «Il sorpasso», il generale della commedia all'italiana che in questi giorni New York scopre grazie alla spettacolare retrospettiva voluta da Istituto Luce - Cinecittà e ospitata dal MoMa, tempio dell'arte contemporanea? Il milanese con la testa da senatore romano nasce all'ombra del Duomo il 23 dicembre di 100 anni fa da una buona famiglia borghese che lo vorrebbe medico oppure psichiatra. Ma il ragazzo, appena presa la laurea, afferma la sua volontà di fare il cinema e va alla scuola di registi come Mario Soldati e Alberto Lattuada.
A guerra appena finita esordisce a 30 anni con il cortometraggio «Barboni» e a 35 è già perfettamente inserito nella Cinecittà del dopoguerra, pronto all'esordio firmato: prima si fa le ossa con «Il viale della speranza» dedicato al mondo del cinema e poi si mette in luce con «Vacanze col gangster», scritto con Ennio de Concini e prodotto dal rampante Mario Cecchi Gori. Ci mette poco a diventare un artigiano di successo e già «Il segno di Venere» con la coppia Loren/De Sica e il sequel «Pane amore e...» (entrambi prodotti da Goffredo Lombardo) sanciscono il suo successo.
Ma è «Poveri ma belli» (1956), costato come una pellicola di serie B, interpretato da un pugno di caratteristi promossi a primi attori (da Maurizio Arena a Renato Salvatori, da Marisa Allasio a Lorella De Luca) che farà la sua fortuna: quel ritratto di una gioventù popolare, bella e sfrontata, rivoluziona i canoni del ritratto d'ambiente neorealista e apre la stagione della commedia all'italiana. Piacerà talmente da generare due cloni («Belle ma povere» e «Poveri milionari») e da fare di Dino Risi un autore libero di scegliersi i copioni su misura. Così, ispirandosi a un programma televisivo, promuoverà Vittorio Gassman a divo comico («Il mattatore»), piegherà Alberto Sordi al suo ruolo più intenso e tragico («Una vita difficile»), siglerà il boom economico con la tragicommedia «Il sorpasso» (tra gli sceneggiatori c'è Ettore Scola), scoprirà il talento di Ugo Tognazzi ne «La marcia su Roma». E con «I mostri» (1963) saprà trasformare il film a episodi in una grottesca galleria dei peggiori istinti italiani affidandosi ai suoi «mattatori» preferiti, Gassman e Tognazzi, con 20 sketch che hanno fatto la storia del cinema. Gli anni '60 sono il terreno di caccia preferito per l'imperatore della commedia: in 10 anni firma 20 titoli e quasi tutti sono successi commerciali, nel tempo rivalutati anche come altrettante conferme del suo talento ribelle, ironico, feroce e anticonformista. La sua conoscenza dei meccanismi della commedia è tale che lo paragonano a Billy Wilder, alcuni film sono vere icone come l'irresistibile «Straziami, ma di baci saziami» del '68 attraversato da un memorabile Ugo Tognazzi muto dalla prima all'ultima inquadratura e da un Nino Manfredi che con Risi troverà spesso i suoi accenti più autentici.
Benchè si rispecchi in Vittorio Gassman come nell'alter ego a cui sarà sempre fedele, Dino Risi ha saputo lavorare con tutti i protagonisti del nostro cinema. Risi se ne va nella notte del 7 giugno 2008. Al giornalista Fabrizio Corallo affida le sue confessioni da disilluso in un bel documentario-ritratto «Dino Risi Forever» che in questi giorni accompagna la grande retrospettiva del MoMa di New York. Nel 2002 la Mostra del Cinema gli conferisce il Leone d'oro alla carriera, ultimo dei pochi riconoscimenti ricevuti.