Domani su Rai Storia il Flaiano viaggiatore di “Oceano Canada”

15 Gennaio 2023

ROMA. «Il Canada è come l' Abruzzo; solo un pò più grande». Così Ennio Flaiano spiegò l'amore per quel pezzo di mondo che cinquant’anni fa decise di raccontare con il regista Andrea Andermann in una...

ROMA. «Il Canada è come l' Abruzzo; solo un pò più grande». Così Ennio Flaiano spiegò l'amore per quel pezzo di mondo che cinquant’anni fa decise di raccontare con il regista Andrea Andermann in una serie trasmessa dalla Rai. Per lo scrittore di Pescara fu una prova nuova, poco attratto com'era dalla tv. A mezzo secolo di distanza, quel documento torna con tutta la forza visiva del bianco e nero, la voce dello scrittore e la potenza di un testo lucido e asciutto, senza concessioni alla nostalgia e ai romanticismi sul rapporto uomo e natura, per svelare il profilo di paese poco conosciuto, vasto 34 volte l'Italia e abitato allora solo da 21 milioni di persone. «Oceano Canada va in onda su Rai Storia domani, lo stesso giorno in cui fu trasmesso nel 1973, nella versione di un'ora e mezza firmata da Andermann. «Decisamente un'altra cosa», dice il regista, «la riscrittura delle cinque puntate. Una promessa che dopo tanto tempo posso mantenere perché con Flaiano avevamo già pensato di farne una versione breve».
Andermann, regista raffinato e produttore di capolavori della lirica in film per la tv come Tosca, Traviata, Rigoletto, ha doti di affabulatore suadente, un fiume in piena di ricordi dell'esperienza canadese con il suo compagno speciale. «All' epoca avevo 20 anni ed ero aiuto regista di Zeffirelli. Amavo già molto Flaiano e mi avvicinai pensando a un taccuino di viaggio con lui». Vi era stato con un regista canadese francofono per un progetto con la sua sceneggiatura che non andò in porto, Il viaggiatore incantato. «Gli dissi che non volevo fare un documentario e poteva avere la massima libertà creativa», ricorda Andermann, che in Oceano Canada ebbe la fortuna di collaborare per la colonna sonora con Leonard Cohen: «Veniva di notte nel mio albergo a Montreal a farmi sentire al pianoforte le sue canzoni», racconta.
Flaiano accettò la sfida di fare «qualcosa di diverso dalla tv di quegli anni e ancor più da quello attuale». Un lavoro incentrato sulla forza dello scrittore, «lo scavalcamento dei generi, che alcuni considerano invece una dispersione del suo straordinario talento». Dal viaggio, durato oltre due mesi, uscirono cinque puntate a tema. «Il racconto è condizionato da lunghi piani sequenza, Flaiano compare molto in scena. Filmammo molto, il montaggio fu lungo. Purtroppo lui morì nel novembre 1972 e non riuscì a vederlo. Lo farà ora e spero che vi si riconosca«. La macchina da presa si concentra sul racconto di quattro personaggi fuori dalle grandi città «dove la solitudine è la chiave dell'esistenza», accomunati dalla consapevolezza di far parte di un mondo destinato a scomparire. Rufus, l'indiano Piedi Neri tornato nella riserva; il cowboy mormone Wallace che sogna di andarsene con la famiglia in Argentina. Il pescatore eschimese Walkie preoccupato dai rapidi cambiamenti, dai bambini che non conoscono più la loro lingua d'origine. Infine Laverna, bambina innuit figlia di un cacciatore di orsi partito cinque anni prima e mai tornato, che gioca nel cimitero accanto alla tomba del nonno e del cuginetto morto soffocato. Non è mai stata una grande città e vorrebbe farsi portare a Roma »per vedere come è fatta».
«Flaiano è una coscienza permanente per chi vuole guardare al mondo e alle sue bruttezze anche con ironia», conclude. «È nota la ferocia della sua satira ma dietro c'è sempre un uomo straordinario. Sapeva andare in profondità nell' animo umano. Flaiano è troppo diverso, è tante cose e adesso gli si rende giustizia».