Donata: «Amo Puccini e ho la Marsica nel cuore»

9 Dicembre 2018

Il soprano di Avezzano D’Annunzio Lombardi racconta una carriera  iniziata allo Zecchino d’oro e approdata all’Albo Oro di Torre del Lago

Chissà se quella bimba di tre anni – avvolta nel suo vestitino elegante e accompagnata da mamma Rita e papà Donato – stregata dalla Bohème di Puccini avrebbe mai immaginato un giorno di entrare nell'Albo Oro Puccini al Festival di Torre del Lago!
Donata D’Annunzio Lombardi oggi è una cantante lirica affermata e ricorda con un sorriso che le incornicia il viso quel giorno al Teatro dell’Opera di Roma. «Rimasi folgorata», ammette il soprano di Avezzano, che oggi si divide tra i suoi impegni lirici e l’associazione musicale “D’AltroCanto”, una scuola di formazione ed educazione del canto lirico. Viaggia tra Roma, Milano e New York, ma per questo Natale ha voluto organizzare un concerto dal titolo “Voci d’oro DaltroCanto. I giovani talenti della musica lirica” con i suoi allievi nella sala consiliare del Comune di Avezzano. Appuntamento domani alle 18. Per l’occasione verranno consegnate dal sindaco Gabriele De Angelis tre borse di studio offerte dal Comune di Avezzano e dal grande soprano abruzzese. La cantante marsicana in queste settimane è presente anche al teatro Goldoni di Livorno e al Carlo Felice di Genova, dove tra pochi mesi canterà Tosca di Puccini.
Donata D’Annunzio Lombardi, come è nata la passione per il canto lirico?
«Quel giorno al Teatro dell’Opera di Roma fui conquistata da Puccini e da quel momento ho cominciato a imparare le opere a memoria. Prima esibizione in assoluto allo Zecchino d’oro: alle finali regionali cantai “Il valzer del moscerino”».
Quando il debutto vero nell’opera?
«A 23 anni il debutto nella Boheme di Puccini e vinsi il primo concorso di canto “Mattia Battistini”, con Franca Valeri che era la direttrice artistica. Lei è una grande appassionata di opera lirica, non solo una grande attrice. Dopo questo debutto ho cantato un vasto repertorio, da Monteverdi, a Mozart, passando per Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini. Tutto il panorama italiano l’ho affrontato gradatamente fino a che, nella maturità, la mia voce è diventata sempre più lirica e mi ha permesso di affrontare ruoli come Tosca, Aida e anche qualche figura più eroica».
A chi si ispira?
«Innanzitutto a una diva che rimane davanti ai nostri occhi, Maria Callas: non si può prescindere da lei: E poi a Renata Scotto e a Montserrat Caballé, ma anche a Claudia Muzio».
Il prestigioso Premio Puccini ha cambiato in qualche modo la sua carriera?
«Sì, molto. Dopo questo premio sono stata invitata a inaugurare il Teatro Royal House in Oman con Placido Domingo e Franco Zeffirelli e naturalmente sono avvenuti debutti importanti come la Turandot all’Arena di Verona e Madama Butterfly a Detroit in Usa».
Il suo legame con Avezzano e la Marsica rimane molto forte. Che tipo di concerto sarà quello di domani?
«Io in questo concerto sarò in veste di insegnante, anche se mi farà piacere partecipare con qualche pezzo. Sono legatissima ai miei ragazzi e sarà un piacere far assistere la mia gente alla loro esibizione».
Non è anomalo per una cantante lirica che è nel momento migliore della sua carriera artistica dedicarsi all’insegnamento?
«È vero, in genere ciò avviene a fine carriera, ma credo che dare l’esempio con l’energia giusta e la voce al top faccia ottenere risultati immediati agli allievi. Sono molto felice perché molti di loro stanno cantando in tutti i teatri del mondo. Per il concerto ho pensato ad Avezzano perché permette, rispetto alle grandi città, con la sua natura e la sua tranquillità, di poter regalare a questi ragazzi giornate studio in relax senza lo stress delle grandi città».
Sua madre Rita D’Annunzio è originaria di Amatrice. Immagino quanto sia stato doloroso anche per lei affrontare il dramma del terremoto. Una tragedia del genere può incidere sullo stato d’animo in scena di una cantante lirica?
«Guardi, le dico solo che il 23 agosto 2016 c’è stata la tragedia, io il 24 sera ero a cantare la Turandot all’Arena di Verona. Nonostante le lacrime e la disperazione sono convinta che la musica e la poesia del teatro d’opera possano essere nutrimento profondo per ogni intenso dolore».
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