Donzelli alla corte di Francis Ford Coppola

L’illustratore teramano ha creato l’estetica e le tavole di “Megalopolis”, il nuovo film del grande regista italoamericano
TERAMO. Mancava giusto un nome leggendario come Francis Ford Coppola al gotha del cinema internazionale con cui l’illustratore teramano Cristiano Donzelli ha collaborato come storyboard artist. Per Megalopolis, il film sognato una vita dall’84enne maestro americano autore della trilogia del Padrino e tanti altri capolavori, Donzelli ha lavorato a storyboard e concept art. L’opera, un’epopea fantascientifica che Coppola ha iniziato a scrivere negli anni Ottanta senza riuscire per decenni a realizzarla, sarà presentata al Festival di Cannes e arriverà nelle sale a fine 2024, ma intanto il grande regista e sceneggiatore ha pubblicato sul suo profilo Instagram un primo teaser con la locandina, la cui immagine è stata concepita e illustrata proprio dal talentoso Donzelli.
Coppola ha scritto e diretto Megalopolis, interpretato da un cast di stelle: Adam Driver, Forest Whitaker, Dustin Hoffman, Jon Voight, Shia LaBeouf, Jason Schwartzman, Talia Shire, Nathalie Emmanuel, Aubrey Plaza, Giancarlo Esposito. E per creare l’estetica del film si è rivolto a Donzelli, illustratore, regista a sua volta, storyboard artist noto e richiesto a livello internazionale, autore di tavole (lo storyboard illustra la sceneggiatura inquadratura per inquadratura) per grandi nomi della settima arte come Martin Scorsese, Ridley Scott, Susanne Bier, Bille August, Marco Bellocchio, Gabriele Salvatores, due volte Pellicola d’Oro, per L'incredibile storia dell'Isola delle Rose di Sidney Sibilia e per Esterno notte di Bellocchio.
Donzelli, cosa esprime l’immagine anticipata da Coppola su Instagram?
«In mezzo a due edifici di una New York distopica e in rovina si vede una statua crollata, che simboleggia la decadenza morale di una metropoli moderna ma immaginata come la Roma di fine impero, tra corruzione e caduta dei valori».
Ha fatto storyboard e concept art di “Megalopolis”. Che tipo di lavoro le ha chiesto il maestro?
«Coppola aveva in mente delle scene che avevano bisogno però di essere visualizzate attraverso un disegno, per congelare, fissare un momento di quella scena, sia nell’estetica che nelle atmosfere. Megalopolis è un film su una realtà possibile, c’era da inventare il design di quel mondo, la forma degli edifici, degli oggetti, le luci, le ombre, le atmosfere».
Com’è nata la collaborazione con Coppola?
«Ci siamo visti a Roma nell’estate 2022 e abbiamo cominciato subito a lavorare. In precedenza mi aveva scritto un’email: “ciao Cristiano, sono Francis Coppola, avresti il piacere di aiutarmi a sviluppare il mio nuovo film?”. Io lì per lì ho pensato fosse un omonimo del maestro, ho risposto “va bene, fammi sapere i dettagli”. Pochi secondi e mi arriva un’altra mail con la sceneggiatura, Megalopolis, firmata Francis Ford Coppola. Lì ho capito che era davvero lui, perché sapevo di questo film che voleva fare da quarant’anni. Mi ha chiesto dove vederci, lui sarebbe venuto in Italia, e così ci siamo incontrati a Roma».
Com’è andata in quel primo incontro?
«Siamo stati a pranzo in una trattoria. Al telefono mi aveva detto che voleva assaggiare la cucina romana, trippa e cervello fritto. Alla fine ci siamo rinfrescati con l’anguria. A tavola mi ha illustrato il mondo che voleva raccontare nel film. Per lui il pranzo era già il primo incontro di lavoro. Naturalmente io poi gli ho fatto anche tante domande sui suoi film, sono un fan del suo cinema, sono cresciuto con le sue pellicole, che mi hanno cambiato la vita. Un momento bellissimo, emozionante».
Lui negli Stati Uniti, lei in Italia, come si è svolto il lavoro?
«Siamo stati in contatto su Zoom. Di volta in volta, dopo avergli mandato per email i disegni, ci parlavamo sulla piattaforma. A un certo punto mi ha detto: “Ecco, hai trovato il design del film, questo è quello che voglio”. Poi però il maestro ha iniziato a essere più criptico, non mi dava indicazioni ma solo suggestioni, era volutamente vago perché, l’ho capito solo dopo, voleva stimolare la mia creatività. Mentre ero in quella specie di limbo e non sapevo se le cose andavano bene o male, ho avuto una call con suo figlio Roman, regista della seconda unità e coproduttore del film, il quale mi ha detto che il padre aveva riscritto e cambiato molte parti del film in base a quello che avevo disegnato. È stata una soddisfazione immensa e un onore. Oltre al design ho fatto lo storyboard di intere parti del film».
Quanto tempo ha richiesto il lavoro?
«Diversi mesi nel 2022, con un impegno di otto-nove ore al giorno. In più mi ritagliavo del tempo per ultimare gli storyboard di Equalizer 3, il film con Denzel Washington. È stato un periodo di super lavoro, ma di grandi soddisfazioni». Megalopolis sarà presentato a Cannes, andrà al festival?
«Sì, sarò presente anche io, sono curioso di vedere il film e rivedere Coppola. Sono orgoglioso di questa collaborazione. Credo che io e la costumista Milena Canonero, grande artista vincitrice di Oscar, siamo gli unici italiani nei credits del film».
Cosa ha significato per lei questa collaborazione, cosa si porta dietro? Continuate a sentirvi?
«È stata un’esperienza starordinaria, difficile, impegnativa ma entusiasmante. Già avevo lavorato con nomi enormi, con tredici premi Oscar, ma lavorare con Francis Ford Coppola, il padre artistico di tutti i registi più mitici, colui che fatto esordire Scorsese e Spielberg, non è esperienza di tutti i giorni. Sono rimasto in ottimi rapporti col maestro, ci scriviamo regolarmente e lui si firma “your cousin Francis” e mi chiama cugino Cristiano. Ha un senso di italianità molto forte, gli piace quel tipo di legame familiare».
A cosa lavora adesso?
«Alla serie Sandokan, con Can Yaman e un cast internazionale, diretta da Jan Michelini e Nicola Abbatangelo. C’è tanto da “storyboardare”, oltre alle scene action. Essendo un film in costume ci sono molte cose da realizzare in computer grafica, velieri, location, e tutto va controllato attraverso lo storyboard prima di girare».
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