Dopo Duchamp Giornata di studi dedicata al dadaismo

8 Aprile 2017

PESCARA. 1917-2017, cento anni dall’invenzione della “Fontana” di Marcel Duchamp. L’opera ready-made – un comunissimo orinatorio modello Bedfordshire – considerata da alcuni storici dell’arte una...

PESCARA. 1917-2017, cento anni dall’invenzione della “Fontana” di Marcel Duchamp. L’opera ready-made – un comunissimo orinatorio modello Bedfordshire – considerata da alcuni storici dell’arte una delle maggiori opere d’arte del ventesimo secolo, avrebbe animato la corrente del dadaismo e dato poi inizio all’arte concettuale. Un punto di partenza, non ancora esaurito nei suoi effetti post-dada, come intende indagare il Centro di archiviazione e promozione della performing art (Cappa) di Ivan D'Alberto e Sibilla Panerai.

In collaborazione con lo Studio di Architettura He5 di Pescara, Cappa presenta una giornata di studi dedicata al dadaismo e ai protagonisti che hanno gravitato intorno a quel fenomeno culturale. Una mostra post dada dell’artista abruzzese Igor Cascella, film, dibattito e cooking show dedicato, costituiscono il menu ideato per la celebrazione, domani 9 aprile a partire dalle 17 in via Falcone e Borsellino 38, sede dello studio di architettura He5 (palazzo Ferrini - zona tribunale nuovo, Pescara Porta Nuova), ingresso libero.

«Apriamo con la mostra di Igor Cascella» annuncia Ivan D'Alberto, «e chiuderemo con “Ricette crudeli”, istruzioni per una dieta dadaista di Maurizio Semplice». Nella mostra (che potrà essere visitata su appuntamento fino al 16 aprile e con ingresso gratuito) Cascella ricompone materiali culturali che il nostro vivere produce ma che poi abbandona all’obsolescenza, come hanno scritto Franco Speroni e Antonio Zimarino . «Il gioco straniante che l’artista conduce è quello di riassemblare, riassociare e quindi risemantizzare elementi poveri, ordinariamente scartabili, ritrovati già come frammenti di altro, secondari e demodé. In questo modo Igor Cascella cerca di ricucire analogie, di costruire porzioni di significati possibili, di ridisegnare una logica in ciò che non ha senso, recuperando ciò che è scarto casuale dell’attività umana». “Entr'acte” di René Clair (1924), “Ballet mécanique” di Fernand Léger (1924), “Dadaist Film” di Duane Richardson (1928) e “L'étoile de mer” di Man Ray (1928) sono i titoli in proiezione, selezionati da Bruno Imbastaro, fotografo e filmaker.

Alle 18.30 incontro-dibattito con Anita Trivelli, docente di Storia e critica del cinema, dell'università d'Annunzio di Chieti-Pescara, autrice del libro “Sulle tracce di Maya Deren. Il cinema come progetto e avventura” (Lindau, Torino 2003, ristampa 2013). Il dibattito sarà arricchito dalla visione di alcuni film della regista statunitense. Per ulteriori info scrivere a cappa.artecontemporanea@gmail.com.

Jolanda Ferrara

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