Drake presenta “Turiya” omaggio ad Alice Coltrane

PESCARA. «Ho incontrato Alice Coltrane in un festival vicino a Chicago quando avevo 16 anni. Per me è stata un’influenza fondamentale: mi ha donato un’apertura estetica e spirituale che ancora...
PESCARA. «Ho incontrato Alice Coltrane in un festival vicino a Chicago quando avevo 16 anni. Per me è stata un’influenza fondamentale: mi ha donato un’apertura estetica e spirituale che ancora coltivo. Con questo progetto onoro chi mi ha aiutato a trovare la voce». Così Hamid Drake ha spiegato l’origine di “Turiya. Honoring Alice Coltrane” che questo gigante della batteria jazz contemporanea presenta questa sera al Pescara Jazz, nell’Arena del Porto Turistico con inizio alle 21.15. Un omaggio a un riferimento imprescindibile per la musica afroamericana di oggi quale è l’arpista, pianista e compositrice Alice Coltrane, scomparsa nel 2007. Sul palco con Drake ( batteria, percussioni, voce) per uno spettacolo di parole, performance e musica, Ndoho Ange (danza.recitazone) Sheila Maurice Grey, tromba e voce; Jan Bang, electronics; Jamie Saft, piano, tastiere, Fender; Pasquale Mirra, vibrafono, percussioni; Brad Jones, contrabbasso.
Dopo la morte del marito, l’immenso John Coltrane (Hamlet, 23 settembre 1926 – New York, 17 luglio 1967), Alice ha spinto la sua musica verso un jazz intensamente spirituale. In seguito, si è dedicata alla crescita di una vera e propria comunità di fedeli-musicisti, prendendo il nome sanscrito dal quale proviene il titolo dell’omaggio, Turiya, che nella filosofia indu indica lo stadio supremo di coscienza pura. Hamid Drake, brillante, sensibile, infinitamente ritmico, intelligente, spirituale e potente batterista di Chicago nasce a Monroe in Louisiana nel ‘55, la sua famiglia si trasferisce a Evanston–Chicago qualche anno dopo, proprio mentre un altro musicista faceva lo stesso tragitto con la propria di famiglia: Fred Anderson. «Hamid si è immerso fin da adolescente nell’ascolto r&b e funk, di tutto il Motown, Stax e Atco», si legge nella presentazione del concerto. «Ha iniziato a suonare in rock and r&b bands giovanissimo, attirando l’attenzione di Anderson col quale dal 1974 instaura una collaborazione professionale che diviene sempre più stabile». È lo stesso Fred Anderson che lo introduce presso Douglas Ewart, Gerge Lewis e gli altri componenti dell’Aacm (Chicago’s association for the advancement of creative musicians). Le sue influenze musicali più significative per quanto riguarda le percussioni risalgono a quel periodo, ovvero a Ed Blackwell, Adam Rudolph, Philly Joe Jones, Max Roach, Jo Jones. Altro incontro fortunato è quello con Don Cherry da cui scaturirà un’altra avventura musicale duratura. «Dopo averlo conosciuto», prosegue la nota, «Hamid ha viaggiato molto al suo seguito in Europa, occasione per dedicare più tempo all’esplorazione dell’infinito universo percussivo, condividendo profondamente con Don Cherry il significato della spiritualità applicata alla musica e delle sue infinite possibilità di trasformazione ed evoluzione». Negli anni è stato inventivo supporto ritmico di lungimiranti artisti tra cui Borah Bergman e Peter Brotzmann, con il quale ha suonato in quartetto con William Parker e Toshinori Kondo, Marylin Crispell, Pierre Dørge, il pianista compositore norvegese Georg Gräwe, Herbie Hancock, Misha Mengelberg.
Negli ultimi anni si dedica in particolare a progetti personali quali Bindu, Indigo trio (con Nicole Mitchell ed Harrison Bankhead) e collabora con alcuni tra i più interessanti musicisti del panorama europeo e italiano.

