Drupi a Chieti «All’estero sono ancora una star»

CHIETI. «A me è riuscito per caso essere qualcuno che la gente vuole. E mi chiamano ancora. Se dura ancora dopo trent'anni vuol dire che c'era bravura. A Praga solo a me e ai Rolling Stones hanno...
CHIETI. «A me è riuscito per caso essere qualcuno che la gente vuole. E mi chiamano ancora. Se dura ancora dopo trent'anni vuol dire che c'era bravura. A Praga solo a me e ai Rolling Stones hanno concesso l'esibizione nella Piazza dell'Orologio». E' l'anima rock di Drupi, pseudonimo da sempre di Giampiero Anelli, ex idraulico di Pavia, 69 anni, un artista tanto lontano dallo star system quanto amato dal pubblico internazionale. Carisma da capo Sioux, fascino gipsy metropolitano, Drupi ha riscaldato, venerdì scorso, l'atmosfera di una serata di maggio dal cielo scuro a Chieti Scalo, dove è venuto a fare da padrino al nuovo album - in cui canta due brani- degli abruzzesi Opera Seconda, "L'Attesa", edito da Music Force (Chieti). Drupi è un monumento vivente della musica pop italiana che tanto piace all'estero. Russia e Polonia ora in modo particolare, e c'è in scaletta una richiesta da accontentare in Mongolia «dove sono pochi i cantanti italiani conosciuti».
Con i suoi live «a grande richiesta», sta vivendo una seconda giovinezza all'estero. E' contento?
«Incredibile ma bello. Ho avuto successo in Paesi impensabili cantando solo in italiano. All'inizio pagavano poco ma io sono andato per vedere, mi piace l'incontro con cose nuove, personaggi strani. Lì non c'è la confusione che c'è qui in Italia. Saranno anche superati ma lì c'è posto per tutti, qua no. Lì non devi scendere a compromessi. Ringrazio la mia buona stella che mi ha creato mercati alternativi. Fuori c'è voglia di Italia, vogliono quella voce. Le mie canzoni, quelle di Al Bano, Toto Cutugno, gli storici, quelli che non scimmiottano, tipo i Pooh ispirati ai Queen. C'è voglia di quel mondo italiano vero, oggi la musica manca di originalità».
"Sereno è", "Piccola e fragile", "Vado via", Sambariò" sono storia della musica italiana. Cosa pensa del prepotente ritorno degli anni '70 e '80?
«Non divido la musica per decenni: mai voluto etichettarla. Spero nel ritorno alle canzoni belle senza discriminazioni temporali. I Beatles sono eterni, no?».
E del Festival di Sanremo, dove nel '73 ha esordito ed è stato più volte protagonista, cosa pensa?
«Penso che le canzoni non abbiano più il ruolo di primo piano, la musica è diventata un rumore di sottofondo. C'è un impoverimento generale e una perdita di intelligenza. La discografia è passata in mano ai network televisivi e radiofonici che impediscono ai giovani di crescere, li bruciano con i talent show. Non si investe nella produzione. Le major se ne fregano della musica italiana e i nuovi talenti nascono e muoiono. L'unica discografica rimasta in Italia è Caterina Caselli».
L'Abruzzo quanto le piace? «Lo frequento da tempo, ho amici a Lanciano. Si mangia bene e si suona bene. La mia band nel centro Italia è di Chieti . Ma adesso mi aspetta la chitarrina, devo andare....»..
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