Due italiani in corsa per l’Orso d’oro a Berlino

23 Gennaio 2024

I film di Messina e Vicario all’ultima edizione firmata dal direttore artistico torinese Carlo Chatrian

BERLINO. Sono due i film italiani in lizza per la conquista dell'Orso d'oro alla 74/a edizione del Festival del cinema di Berlino (15-25 febbraio), il quinto e ultimo firmato dal direttore artistico torinese Carlo Chatrian, in tandem con la direttrice esecutiva Mariette Rissenbeek. Un’edizione ricca di star internazionali e dichiaratamente solidale con le vittime della guerra a Gaza che scatena antisemitismo e islamofobia.
I due italiani sono Piero Messina con Another end e Margherita Vicario con Gloria, due film coprodotti da Rai Cinema. Nella sezione principale competono con diciotto film, per un totale di venti prodotti da trenta Paesi.
Il film di Messina, la sua seconda opera, ha un cast internazionale che include Bérénice Bejo, Olivia Williams e Gael García Bernal che, «in un futuro distopico», «cerca di trovare conforto in un programma che offre surrogati umani ai defunti», ha sintetizzato Chatrian, sottolineando che il 42enne regista siciliano «abbandona la tradizione fantascientifica» tipo Gattaca e Brazil per «concentrarsi sui rapporti umani».
Gloria! è il film d’esordio di Vicario, che è anche cantautrice e musicista. È ambientato nel Settecento, quando «la musica classica era sfavillante, ma le donne erano considerate solo come esecutrici secondarie», ha notato il direttore artistico. «Basato su una storia vera», il film racconta «l'avventura di un gruppo di giovani donne che trovano nella musica un modo per esprimersi e liberarsi». Fra gli interpreti, Veronica Lucchesi, cantante di La Rappresentante di lista, Paolo Rossi, Elio (Elio e le storie tese) e Natalino Balasso.
Oltre a García Bernal, fra le star internazionali alla Berlinale spicca l’attore irlandese Cillian Murphy nel film di apertura del festival, Small things like these del regista belga Tim Mielants sui manicomi femminili irlandesi dei due secoli scorsi. C'è anche Isabelle Huppert, che torna a lavorare con il sudcoreano Hong Sangsoo, mentre Rooney Mara recita in una produzione messicano-americana, A La Cocina, di Alonso Ruizpalacios. A rappresentare il cinema d'autore c'è Bruno Dumont, con L'Empire, in cui «brilla», ha sottolineato Chatrian, la giovane Anamaria Vartolomei. Chiara Mastroianni impersona una madre in Langue Etrangere, terzo film della vincitrice della Camera d'or, Claire Burger.
Chatrian ha espresso per conto del festival «solidarietà a tutte le vittime della crisi umanitaria in Medio Oriente e altrove» e preoccupazione per la diffusione di «antisemitismo, risentimento antimusulmano e discorsi di odio in Germania e nel mondo». Dopo il ritiro di un film da una sezione collaterale di un regista che riteneva il governo tedesco troppo filo-israeliano, il direttore non si aspetta altri boicottaggi. Il 52enne giornalista e scrittore torinese ha spiegato che avrebbe voluto continuare a fare il direttore artistico del Festival, senza però l'onere esecutivo che non si considera in grado di sostenere, ma i responsabili tedeschi volevano tornare a una guida unica, affidata a partire dall'aprile prossimo alla statunitense Tricia Tuttle.