Dujardin contro i terroristi del Bataclan
L'attore protagonista di “Novembre”, il film di Cédric Jimenez
Per i francesi la data del 13 novembre 2015 non si dimentica: è l'apice degli attentati terroristici dell'Isis che sconvolsero il paese culminando nella strage del Bataclan e nella caccia ai criminali che partì la sera stessa. Una ferita che non è facile rimarginare e che affonda le radici nei conflitti di una società multietnica in cui però diffidenza e odio razziale sono di casa. Se però, come accade al festival di Cannes, con questa memoria straziante si confronta il divo per eccellenza, Jean Dujardin, si può capire perché per il pubblico sia questo il vero evento da non perdere.
Il film è Novembre, lo dirige Cédric Jimenez, sulla Croisette già un anno fa con Bac Nord. Nel ricostruire i cinque giorni più adrenalinici della brigata di polizia criminale di Parigi, capitanata da un Dujardin serio, con la barba sfatta e le occhiaie di chi non può dormire, il regista mette in campo un cinema muscolare, poco attento al politically correct, che sfiora l'autocelebrazione. Ma sa anche giocare sui sentimenti, suonando le note giuste e fotografando il dramma senza enfasi retorica. Novembre inizia quando il dramma è già compiuto e Dujardin e i suoi iniziano la caccia all'uomo che va ben oltre la frontiera francese. Un anno fa Cédric Jimenez fu al centro di un polverone mediatico quando il suo racconto dei metodi spicci della polizia marsigliese fu accusato di favorire le teorie della destra estrema. Il regista si smarcò senza equivoci dal partito di Marie Le Pen. Si vedrà cosa accadrà con un soggetto ancor più sulfureo.
