Duranti e “L'orsacchiotto Carver”

13 Marzo 2016

Il traduttore dello scrittore americano a Pescara con il suo esordio nel racconto

PESCARA. Appuntamento speciale per i lettori abruzzesi quello alla Feltrinelli di Pescara con il traduttore Riccardo Duranti, conosciuto per aver dato voce e carattere in italiano ai personaggi e alle storie di Raymond Carver, lo scrittore americano che ha reso perfetta l'arte dello scrivere racconti. Duranti ha parlato della sua lunghissima esperienza di traduttore, ma soprattutto ha presentato – con il giovane critico abruzzese Marzio Maria Cimini – “L'orsacchiotto Carver e altri segreti”, suo primo e unico libro di racconti (quasi) autobiografici, pubblicati dalla casa editrice Ianieri di Pescara, all'interno della collana di narrativa breve Bartleby. Nei 4 racconti del volumetto – in copertina le illustrazioni del talentuoso artista bolognese Guido Volpi – Duranti ha raccolto intorno a nuclei essenziali quel che l'esercizio della traduzione anni gli ha insegnato: parlare col silenzio ponendo in dialogo la vita con la memoria, nella loro elementare esigenza di rivelarsi a piccole dosi, quasi sottovoce; tra l'uomo del vento, l'uomo dei segreti, l'uomo delle vocazioni e l'uomo-orsacchiotto, Duranti ci fa entrare nel poco che egli intende rivelare di sé, distanziandolo e facendolo reagire con la storia di ognuno di noi. In tal senso illuminante è la citazione in quarta di copertina:«È un po' come se accanto, o addirittura intrecciato al linguaggio verbale, ne esista un altro, quasi silenzioso, precedente, (...)  che potremmo chiamare linguaggio respirato. Forse è questo il vero linguaggio dell'anima, mentre l'altro, quello ad alta voce, è una sovrastruttura artificiosa e pesante accumulatasi sulla prima per inerzia o forse per motivi puramente utilitaristici e, a volte, un po' volgari». E questo “linguaggio dell'anima” ci parla lungo tutto il respiro dei 4 racconti, tra cui spicca quello riferito all'occasione che gli permise, negli anni Ottanta, di conoscere «l'orsacchiotto» Carver. «Quando conobbi Raymond Carver» ha raccontato Duranti, «a parte la figuraccia che ho fatto, avevamo trovato un terreno di intesa, di simpatia, sul fatto che eravamo tutti e tre, io, lui e Tess Gallagher (moglie di Caver, ndc), prestati alla letteratura, venivamo da una classe sociale che non doveva stare in quello schema normale con le "mani in pasta" nella letteratura, invece tutti e tre per passione di lettura e scrittura ci eravamo entrati in qualche modo. E questo ha costruito un legame forte, talmente forte che ancora ora con Tess siamo in contatto e siamo amici». Davvero difficile, tra l'altro, non diventare amici di Duranti, uomo buono e mite, operoso e devoto alla “causa” della letteratura in un modo oggi raro. Ha insegnato Letteratura inglese e Traduzione letteraria a La Sapienza di Roma; premio nazionale per la traduzione nel 1996 e premio Catullo nel 2014, ha tradotto l'opera omnia di Carver e autori come John Berger, Philip K. Dick, Cormac McCarthy, Michael Ondaatje, Nathanael West, Richard Brautigan, Caryl Churchill, Elizabeth Bishop, Henry David Thoreau, Edward Bond. Dopo la pensione ha lasciato Roma per vivere in campagna sui Monti Sabini dove, oltre a occuparsi di un uliveto e dei suoi animali, ha fondato la casa editrice Coazinzola Press.

Federica D’Amato

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