Dylan canta i classici: «E ho in mente Sinatra»
«Quando fai queste canzoni, non puoi non avere in mente Frank Sinatra. È con lui che bisogna confrontarsi. Frank cantava a te, non per te. Negli anni '60 nessuno lo adorava come accadeva negli anni...
«Quando fai queste canzoni, non puoi non avere in mente Frank Sinatra. È con lui che bisogna confrontarsi. Frank cantava a te, non per te. Negli anni '60 nessuno lo adorava come accadeva negli anni '40. Ma lui è rimasto. Tutte le altre cose che pensavamo sarebbero rimaste sono sparite. Lui no». Dopo un silenzio, non solo discografico, durato 3 anni, Bob Dylan torna con la raccolta di grandi classici americani Shadows in The Night (in uscita il 3 febbraio) e il riferimento a The Voice è inevitabile. «Paragonare me a Sinatra? Non scherziamo», ha detto Dylan nell’intervista a Aarp the Magazine. «Sarebbe sorpreso di vedere che ho fatto queste canzoni con un quintetto. In un certo senso ne sarebbe orgoglioso». Il progetto ha avuto una lunga genesi. «Ci penso da quando ho sentito Stardust di Willie Nelson per la prima volta, verso la fine degli anni '70. In tutti questi anni ho sentito queste canzoni e ho sempre voluto farlo anche io». Nessun rimpianto per non averne scritta neanche una: «In un certo senso sono felice. Mi sta bene cantare canzoni che non ho scritto io, se mi piacciono ». Nessun indecisione su come incidere le 10 ballad: «Avevo un solo modo: dal vivo, con pochi microfoni. Niente cuffie, sovrincisioni, sala voce. Niente trucchetti, niente abbellimenti. Come si faceva una volta».

