Dylan e il nuovo album: «Giustizia per Floyd»

13 Giugno 2020

NEW YORK. Giustizia per George Floyd, per la sua famiglia, per l'America: è l'accorato appello di Bob Dylan davanti all'uccisione da parte della polizia di Minneapolis dell’afro-americano disarmato....

NEW YORK. Giustizia per George Floyd, per la sua famiglia, per l'America: è l'accorato appello di Bob Dylan davanti all'uccisione da parte della polizia di Minneapolis dell’afro-americano disarmato. Il cantante, premio Nobel per la letteratura, è stato intervistato dal New York Times. «Mi ha nauseato senza fine vedere George torturato a morte in quel modo. È stato oltre l'orrore. Speriamo che la giustizia arrivi presto per la famiglia Floyd e per la nazione», ha detto il 79enne artista. L'intervista è arrivata una settimana dall'uscita, il 19 giugno, del nuovo album «Rough and rowdy ways». La lista dei 10 brani, pubblicata l’altro ieri su Instagram, include i singoli usciti nei mesi della pandemia «False prophet», «I contain multitudes» e la maratona di 17 minuti «Murder most foul» sull'assassinio di John Kennedy. Le nuove canzoni, composte durante la quarantena, includono titoli come «Crossing the Rubicon» e «Mother of muses», «Goodbye Jimmy Reed» e «Key West», questi ultimi due rispettivamente omaggio al bluesman del Mississippi e alla triade «Ginsburg, Corso e Kerouac». Tra i brani già usciti, «I contain moltitude», scritta «come in stato di trance», evoca l'idea della morte: «Penso alla morte della razza umana. Il lungo strano viaggio della scimmia nuda. Ogni essere umano, forte o potente che sia, è fragile di fronte alla morte». Quanto alla pandemia, per Dylan è «il precursore di qualcos'altro che sta per venire», ma non necessariamente una piaga biblica: «Significherebbe che nel mondo sta arrivando un castigo divino. L'estrema arroganza che porta punizioni disastrose. Forse siamo alla vigilia della distruzione. Ci sono molti modi per pensare al virus. Io penso che occorra lasciargli fare il suo corso».
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