Dylan: tutto cominciò ascoltando Buddy Holly

7 Giugno 2017

Il musicista americano pubblica il suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura

Moby Dick, Odissea, Niente di nuovo sul fronte occidentale: sono i tre romanzi che Bob Dylan cita come fonte di ispirazione delle sue canzoni e della sua formazione umana e artistica nel discorso di accettazione del Premio Nobel della letteratura, reso pubblico, l’altro ieri, con una registrazione audio del 76enne musicista anericano postata sul sito dell’Accademia di Svezia. Grazie a questo discorso Dylan potrà intascare oltre 800mila euro di compenso.
Insieme a quei tre romanzi, l’artista americano cita anche altre fonti, mischiando cultura popoplare e alta. «Se dovessi risalire alla genesi di tutto», dice Dylan, «immagino che dovrei cominciare da Buddy Holly. Buddy è morto quando avevo circa 18 anni e lui 22. Quando l'ho sentito per la prima volta, mi sono sentito vicino a lui. Eravamo come famigliari, come se lui fosse il mio fratello maggiore. Ho anche creduto di assomigliarli. Buddy suonava la musica che amavo, la musica con la quale sono cresciuto: il country dei western, il rock.'n'roll, il rhythm and blues».
«Avevo principi e sensibilità e una visione del mondo», dice ancora il premio Nobel. «Li avevo da un certo momento, appresi alla scuola elementare. Don Chisciotte, Ivanhoe, Robinson Crusoe, i Viaggi di Gulliver, il Racconto delle due città e tutto il resto: letture classiche della scuola elementare, che formano il vostro modo di vedere il mondo, che vi forniscono una comprensione della natura umana e un metro per misurare le cose. Mi sono servito di tutto questo quando ho cominciato a scrivere testi di canzoni».
«Moby Dick», aggiunge Dylan, «è un testo affascinante, un libro pieno di scene di dramma intenso e di dialoghi drammatici (...). Tutto è mescolato. Tutti i miti: la Bibbia giudaico-cristiana, le leggende britanniche, San Giorgio, Perseo, Ercole: tutti cacciatori della balena. Noi non vediamo che la superficie delle cose. Noi possiamo interpretare ciò che è al di sotto». Invece per quanto riguarda Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque, Dylan parla di una «storia d'orrore, una storia che vi fa perdere l'infanzia, la vede in un mondo razionale, l'empatia per l'altro. Siete presi in un incubo, aspirati in un tourbillon di morte e dolore».
«Ho lasciato questo libro, l'ho chiuso. Non volevo più leggere romanzi sulla guerra e», cocnlude, «non ne ho mai più letto un altro».
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