E a Castelvecchio Subequo 50 partigiani sconosciuti

25 Aprile 2015

All’Archivio centrale dello Stato di Roma documenti mai resi pubblici prima rivelano l’esistenza di una banda partigiana di cui finora non si sapeva nulla

CASTELVECCHIO SUBEQUO. All’Archivio centrale dello Stato di Roma, da qualche tempo è disponibile il Fondo "Riconoscimento della qualifica di partigiano".

Dall’esame dei documenti è venuta fuori l’esistenza della banda partigiana Castelvecchio Subequo, di cui non si sapeva nulla. I componenti della stessa, fino a qualche tempo fa, non si erano mai dichiarati “Partigiani” o “Patrioti”. Lo avevano nascosto anche ai propri familiari.

La banda, che aveva aderito al Gap (Gruppo azione patriottico) dell’Aquila, organizzato dal Partito comunista italiano, dopo l’8 settembre per combattere i fascisti e nazisti, fu riconosciuta ufficialmente dalla Commissione regionale abruzzese, presieduta dall’avvocato Ezio Di Clemente, il 9 giugno del 1948.

La banda fu formata il 20 settembre 1943 dal sottotenente Ercolino Di Paolo, nato a Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, il 29 novembre 1920. Vi aderirono una cinquantina di giovani castelvecchiesi, quasi tutti militari rientrati in paese dopo lo sbandamento dell’esercito. Operò ufficialmente fino al 29 giugno del 1944, quando venne sciolta.

Nei primi giorni dell’occupazione tedesca, nell’ottobre 1942, in località Cerreto un militare tedesco alla risposta negativa, se avesse visto o meno giovani che si erano dati alla macchia per non rispondere al Bando Graziani, sferrò un pugno allo stomaco al contadino Santilli Agapito di 68 anni. Le sofferenze si protrassero fino al 14 maggio del 1944, quando morì.

La banda si armò con lo svaligiamento del deposito del nucleo antiparacadutisti tedesco a Castelvecchio Subequo.

Il primo ottobre del 1943, il grosso della banda si scontrò con un reparto di Ss in località Valle dell’Inferno. Tra i tedeschi ci fu un morto e diversi feriti. La banda perse un componente: Igino Paolone, di Gagliano Aterno; e riportò tre feriti: Luigi Angelone, Giorgio D’Addamio e Rito Di Prospero; e due prigionieri Lorenzo Salutari e Luigi Bianchi.

Nonostante le perdite, la banda riuscì a interrompere le linee telefoniche e telegrafiche che collegavano il fronte da Francavilla a Cassino, in seguito alle quali i tedeschi in località le Casette Colananni, fecero una rappresaglia catturando Stimato Salutari e suo figlio Alfredo.

Vincenzo Vecchiola ritornato in paese e recatosi nella sua abitazione per cambiare gli abiti, accese il fuoco. Un’esplosione gli portò via due dita della mano sinistra.

Tutti i feriti furono curati dal medico condotto del paese, Tullio Santarelli.

Attilio Valeri e Giovanni Polidoro misero a disposizione della banda, per rifugiarsi, i fabbricati in località Le Casette presso Forca Caruso.

Ugo Bussolotti, unitamente al suo gruppo, dopo aver partecipato alle operazioni di rastrellamento nella zona di Raiano, Vittorito, San Benedetto in Perillis, e a San Demetrio ne Vestini, si arruolò nella Brigata Majella al fronte di Faenza -Bologna, rimanendovi fino alla sconfitta dei tedeschi.

Il fante Pietro Angelone partecipò alla Guerra di liberazione contro la Germania inquadrato nel Corpo italiano di Liberazione dal 3 luglio 1944 al 24 settembre 1944 al Gruppo di combattimento Legnano.

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