E il teatro entra in azienda

15 Giugno 2016

Guardiagrele, il Simurgh tra gli operai della segnaletica

GUARDIAGRELE. Certo, ci vogliono imprenditori che abbiano una visione umanistica della vita e pronti a fare dell’arte uno strumento al servizio di progetti organizzativi. Ciò per facilitare comunicazione e cooperazione tra le funzioni aziendali, per la diffusione di una cultura che riconosca e valorizzi le differenze e favorisca l’inclusione sociale con la conoscenza reciproca. È il caso di Gaetano Rullo, imprenditore di Guardiagrele, titolare di Segnaletica per l’Italia che, interessato alla cura dei rapporti umani e all’armonica convivenza delle diversità culturali dei suoi 90 dipendenti di 16 nazionalità diverse, ha portato il teatro in azienda avvalendosi dell’esperienza di Fiore Zulli e Carla Robertson del Teatro Simurgh.

Zulli e Robertson hanno vissuto e operato per 19 anni in Sudamerica, portando i loro attori non solo nei luoghi del teatro, ma anche in remoti villaggi indigeni dell’Amazzonia, delle Ande e del Gran Chaco. Da due anni sono venuti a fissare in Italia la base del Teatro Simurgh e continuano a portare avanti la filosofia di un’arte scenica che si faccia veicolo di un linguaggio universale capace di avvicinare uomini e donne di ogni ceto, razza o religione; di raccontare storie che facciano riflettere sui molteplici e complessi bisogni che la società ha oggi nel cercare equilibrio, armonia tra le proprie identità culturali o religiose, e quelle dei popoli migranti che stanno trasformando il volto dell’Italia e dell’Europa.

«I nostri operai», racconta l’imprenditore Rullo, «fanno un lavoro difficile, pericoloso, che richiede molta preparazione sia a livello tecnico sia a livello psicologico. Da anni dedichiamo nella sede di Orsogna, tre giorni a un corso di informazione sulla sicurezza del personale avvalendoci di un team di esperti e psicologi del lavoro. Quest’anno, però», sottolinea Rullo, «abbiamo voluto fare qualcosa di più. Conoscendo il lavoro che Fiore Zulli e Carla Robertson portano avanti con il loro Teatro Simurgh, e avendo visto il loro spettacolo “Cantores”, li ho invitati a rappresentarlo da noi e a fare un workshop teatrale con i nostri lavoratori. Gli artisti hanno lavorato per circa tre ore con gli operai guidandoli in esercizi sulla concentrazione e sull’attenzione di gruppo e facendoli anche divertire. Io che osservavo ho ricavato molte informazioni utili sulle diverse attitudini e personalità individuali nel nostro gruppo di lavoro, nell’impegno di renderlo sempre più unito e solidale. Poi la sera, nel garage tirato a lucido per l’occasione, alla presenza di operai, famiglie e amici invitati, c’è stata la rappresentazione di “Cantores”. La mia idea era che di fronte a quello spettacolo di musiche, canti e racconti di tante parti del mondo, gli operai, stranieri e italiani, potessero sentire e assaporare l’atmosfera delle proprie case lontane, ma anche di una casa comune che li accoglie tutti insieme qui e adesso. Il teatro», conclude l’imprenditore Rullo, «ha unito e commosso. Tutti ne continuano a parlare come di un’esperienza straordinaria che vorrebbero poter ripetere».

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