E la politica si divide su Rocco l’anticonformista

19 Novembre 2016

Il parlamentare teramano Tancredi difende la fiction: «Il messaggio finale è positivo per la polizia»

ROMA. «Tossicodipendente», colpevole di «falsa testimonianza e creazione di prove false» e poi «violento, ladro, corrotto e corruttore, sfruttatore della prostituzione». Insomma, «lo stereotipo della negatività in divisa». Rocco Schiavone, il vicequestore nato dalla penna di Antonio Manzini e ora, con il volto di Marco Giallini, nuove eroe tra luci e ombre della fiction di Rai2, continua a dividere. Da un lato il pubblico, che, mercoledì scorso, lo ha incoronato re degli ascolti di prima serata, con 3 milioni 783 mila spettatori (15.01% di share) a seguire le sue indagini. Ci sono i suoi stessi “colleghi” in carne e ossa, quelli del Sap, il Sindacato autonomo di polizia, per voce del segretario generale, Gianni Tonelli, schierati accanto ai senatori Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi, autori già nei giorni scorsi di un'interpellanza parlamentare. «Solo per i reati delle prime tre puntate, Schiavone dovrebbe scontare 20-28 anni: una laurea ad honorem da criminale», attacca Tonelli. «In un momento in cui tanto ci si interroga sul ruolo della Polizia è gravissimo l'atteggiamento ideologico che tende a fuorviare l'opinione pubblica dal nostro ruolo e dai nostri compiti. Già lo scorso anno ho ricevuto molte segnalazioni per una fiction con un rappresentate femminile della squadra mobile che se la faceva con un suo sottoposto, per di più drogato e assassino. Lì, però, si trattava di tv privata. Qui il trend è ancor più di assoluta negatività e sulla tv di Stato, che si dovrebbe invece porre il problema dei valori che promuove. E non dicano che tutti sanno distinguere tra fiction e realtà, perché invece è così che nascono i pregiudizi».

Se qualche giorno fa l’associazione dei 100 Autori erano scesi in difesa «della libertà artistica di chi fa tv e cinema in Italia», Gasparri e Giovanardi, parlamentari del centrodestra, la cui interpellanza è rimasta ancora «senza risposta», assicurano che «non c'è alcuna intenzione di censura». Dopo aver visto Rocco Schiavone, «ragazzi fermati in auto da un poliziotto potrebbero anche pensare che sia sotto l'effetto di sostanze», ha detto Giovanardi. «Non ce l'abbiamo con gli autori, né con gli attori», gli ha fatto eco Gasparri. «Ognuno è libero di scrivere quello che vuole. Ma vogliamo sapere se il servizio pubblico ha ritenuto Schiavone un modello da promuovere, chi lo ha supportato e come» .

Ma ieri è stato un parlamentare abruzzese, Paolo Tancredi, di Area popolare, a difendere gli autori della fiction. «Ci mancava solo il moralismo sulle fiction», ha detto il parlamentare teramano. «Ora è il turno del commissario Schiavone. Spero non si arrivi al punto di poter vedere solo produzioni artistiche vistate dal sindacato di polizia. Credo che invece il messaggio finale che Schiavone manda sia positivo per la polizia».

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