E “Storia di Aligi e Mila” punta al Flaiano

Candidato lo scrittore pescarese Lazzaro col romanzo ispirato a La figlia di Iorio
PESCARA. La storia di Aligi e Mila, raccontata da Gabriele D’Annunzio nella celeberrima tragedia “La figlia di Iorio”, sbarca ai Premi Flaiano in una versione rinnovata e originale. La casa editrice romana Progetto Cultura ha infatti candidato al Premio letterario internazionale “Storia di Aligi e Mila”, il nuovo libro dello scrittore pescarese Luigi Lazzaro.
Una penna, quella di Lazzaro, già premiata con svariati riconoscimenti, tra cui il Premio Cava de’ Tirreni per il romanzo “Adelchi”. “Storia di Aligi e Mila” si ispira liberamente all’opera dannunziana. Non si tratta, infatti, «semplicemente», come sottolinea Lazzaro, di una «versione in prosa» de “La figlia di Iorio”, bensì di «un tentativo di presentare i vari personaggi in una dimensione che approfondisca la loro misura umana, dando loro una personalità che la struttura intrinseca della tragedia in versi non permette di rappresentare». Aligi e Mila vengono presentati al lettore «sotto una luce più moderna». Il primo è dipinto come «un debole, un irrisolto vittima di un padre padrone e di una madre asfissiante, preda degli stupefacenti e di una vita debosciata»; Mila è una prostituta e una strega che «porta con sé il segno della colpa e della diversità che la renderà vittima sacrificale di una società patriarcale e maschilista». L’autore sceglie di ambientare il romanzo in un futuro distopico, diretta conseguenza di una catastrofe nucleare che ha modificato il contesto sociale preesistente. Nella nuova società che si è venuta a creare dominano la droga, la magia e i rituali antichi, mentre a detenere il potere sono «gruppi di Clan, come nell’epoca arcaica e senza tempo della tragedia dannunziana». La tragedia in tre atti, composta dal Vate nel 1903, è stata oggetto, nel tempo, di vari adattamenti, sia teatrali che cinematografici, oltre che di una nota parodia ideata da Eduardo Scarpetta e di versioni in vernacolo abruzzese. «Nonostante questa ricchezza di adattamenti, ogni qualvolta mi accingevo a lavorare sulla mia personale interpretazione della tragedia dannunziana venivo colto da un profondo timore referenziale che ha fatto sì che “Storia di Aligi e Mila” abbia subito un lungo periodo di gestazione, oltre sette anni» spiega lo scrittore pescarese. «Ogni qualvolta mi ci riavvicinavo per riprendere la scrittura venivo assalito dal timore di star commettendo un sacrilegio, ma poi, pensando alle innumerevoli reinterpretazioni di varie opere immortali mi sono fatto coraggio e sono andato avanti».

