Ecco “America Latina” thriller d’amore dei gemelli D’Innocenzo

10 Settembre 2021

VENEZIA. Dopo il giorno dei mostri con i diversi di Freaks Out e la leonessa Jamie Lee Curtis di Halloween Kils, a Venezia 78 è stato il giorno degli incubi, i peggiori. Di allucinazioni e male...

VENEZIA. Dopo il giorno dei mostri con i diversi di Freaks Out e la leonessa Jamie Lee Curtis di Halloween Kils, a Venezia 78 è stato il giorno degli incubi, i peggiori. Di allucinazioni e male dentro nell’atteso film dei gemelli D’Innocenzo, America Latina, quinto e ultimo degli italiani in gara, di mancanza di libertà e persecuzioni politiche fino a non lasciare traccia nella Polonia pre Solidarnosc di Leave No Traces di Jan P. Matuszynski (in concorso) su una vicenda vera che ricorda il caso Cucchi, cinematograficamente potente come Spotlight, in Les Choses Humaines di Yvan Attal su un processo per stupro in Francia all’epoca del #Metoo (fuori concorso).
Nella Mostra del cinema di Venezia che si avvia alla conclusione i giochi non sono ancora finiti. E neppure il tappeto rosso dopo l’arrivo della coppia dell’estate Jennifer Lopez e Ben Affleck, attesi oggi per la premiere di The Last Duel di Ridley Scott con Matt Damon, in cui Affleck è tra i protagonisti nel ruolo di Carlo VI. Il film del giorno è America Latina: Fabio e Damiano D’Innocenzo, al terzo film dopo La terra dell’abbastanza e Favolacce (uscirà il 25 novembre). I due talenti, appena 33 anni, appassionati di cinema e fuori dai “giri”, così personaggi da essere amati dalla moda, fanno storie «restando scomodi, prima di tutto a noi stessi». Già alle prese con un nuovo progetto, «questa volta è una serie tv, Dostojevski, ma con lo scrittore non c’entra niente, stiamo scrivendo le sceneggiature» (per Sky). Della storia si può dire poco: Elio Germano è Massimo Sisti titolare di uno studio dentistico a Latina, gentile, educato, con una moglie e due figlie, vive per loro, si commuove in salotto a vedere la bellezza della sua famiglia. Poi c’è un sotto, uno scantinato, qualcosa che non deve trapelare. «Massimo è in crisi, una modalità di vita che riguarda tutti quando ci rendiamo conto che siamo diversi rispetto al ruolo da rappresentare. Un ruolo maschile che deve essere sempre un modello vincente per la società, bisogna essere performanti e chi non ci riesce si allontana. I volumi di questa storia sono alti, estremi, ma», dice Germano, «possiamo ritrovarci un po’ tutti in questo contrasto, un bipolarismo tra la nostra fragilità, sensibilità, e quello che ci viene richiesto dalla società. Massimo fa un viaggio dentro se stesso, nel suo abisso, nella sua palude, nell’orrore nascosto sotto al tappeto, per ritrovare la sincerità nell’estremo dolore e proprio per questo è una storia d’amore seppure appare altro». America Latina sfugge i generi «ne contiene tanti, seppure viene definito thriller aggiungiamoci almeno psicologico. Qui», hanno spiegato i registi, «c’è l’amore, le ossessioni, l’incertezza dell’avvenire, grande suspence e grande dolcezza, variabili impazzite, qualcosa di profondamente tenero: ogni sentimento per decollare ha bisogno del suo contrario. E poi l’amore stesso è thriller, che ne sappiamo quanto durerà?».