Ecco gli Amsterdam Parkers: “Basta dirlo” è il primo disco

21 Gennaio 2026

La band divisa tra Milano e Teramo si racconta: «Cantiamo paure, ansie e rinascite»

Dopo aver catturato l’attenzione della scena indipendente con i singoli Solo me, Calabroni e Amara che esplorano il malessere quotidiano, l’ansia, la solitudine generazionale e la forza di ripartire, l’album Basta dirlo degli Amsterdam Parkers rappresenta la sintesi di un percorso artistico e umano durato anni. Il disco è caratterizzato da un sound diretto e riconoscibile, che unisce rock alternativo a testi intensi e autentici, capaci di trasformare le contraddizioni della vita moderna in narrazioni musicali coinvolgenti.

Tra lavoro, amicizia, fallimenti, speranza e crescita personale, gli Amsterdam Parkers, divisi tra Milano e Teramo, raccontano emozioni condivisibili e si fanno carico di un manifesto generazionale, facendo della loro musica un riflesso sincero dell’esperienza contemporanea. Il progetto nasce dall’esperienza di giovani musicisti che, tra pratiche quotidiane e sfide personali, hanno trovato nella musica uno spazio di espressione sincera di fragilità e resistenza. «Basta dirlo è la frase spunto che ci siamo detti per cambiare», spiegano, «paure che giungono all’epilogo, la voglia di migliorarsi senza alcun mezzo: sta dalla parte di chi ha brancolato nel buio dell’insicurezza per anni, ma poi ha incontrato la luce del menefreghismo».

Con Basta dirlo, la band invita l’ascoltatore a fare proprio questo viaggio emotivo: guardarsi dentro, riconoscere gli errori e trasformarli in nuovi inizi. «Basta dirlo è la reazione ad una costante provocazione della vita: ce la farai?», hanno voluto precisare i membri della formazione. «La risposta è sempre sì, anche nuotando negli sbagli, nelle false aspettative, tra le maschere che incontri nella quotidianità: empatia, ansia, paura, nostalgia, fallimenti, amicizia, amore e lavoro. Questo disco è un viaggio lungo 8 anni, fatto di evasioni, felicità, pentimenti: guardarsi indietro, vedere quei colori sbiaditi e apprezzarli come un paio di vecchi jeans del proprio papà».

Il disco è un percorso di crescita dove la missione è una: raggiungere la consapevolezza di cosa si è stati in passato, apprezzarsi e distruggere quella versione di sé stessi per far posto ad un qualcosa di migliore, che vivrà lo stesso loop in futuro. Gli Amsterdam Parkers sono l’alienazione da ufficio, l’abnegarsi senza ottenere, il tunnel carpale causato dal mouse, sono gli straordinari di sabato e domenica per pagarsi da bere, l’amicizia nata in un paese senza opportunità, ma comunque felice; ragazzi che vivono la semplicità di una birra servita male, a cui piace l’odore di muffa della propria sala prove in cantina, la puzza che sa di casa: è un progetto che discute il malessere del lavoro, l’ansia, ma anche le ripartenze, i cambiamenti e le speranze che si generano dalla disperazione.

Gli Amsterdam Parkers avevano debuttato con il singolo Solo me. «Dobbiamo tutti sistemare qualcosa dentro di noi, qualche scheletro nascosto che viene fuori e ti pugnala dritto nello stomaco col il suo dito medio, magari si chiama come la persona che più ti ha detestato per le tue abitudini folli», ribadiscono, «Solo me è una sedia fredda del bar, lasciata lontana dal tavolo, spostata con energia per la fretta di doversi alzare a ballare con qualcuno, o più probabilmente strusciata lentamente per la fiacca da alcol, sicuramente per la seconda. E hai anche dovuto abbandonare a metà la bottiglia sul tavolo, così come fai per tutte le cose della vita, la scuola, l’università, gli amori».

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