Ecco Humanism, il film con Pescara e Atri

12 Ottobre 2017

Esordio alla regia per lo scrittore abruzzese Della Sciucca: l’ambiente è fra i valori a cui tengo di più

PESCARA. Un uomo alla ricerca della propria identità, frammentata nel tempo e nello spazio, perfetto paradigma e metafora dell'individuo ai tempi di un modello di globalizzazione. È il protagonista di “Humanism - A new comedy”, film lungometraggio, in uscita a dicembre, girato fra Pescara, Londra, New York e Torino e nato da una collaborazione tra Glauco Della Sciucca, giornalista, scrittore (“Central Park West Stories”) e designer (The New Yorker, Swatch) di Atri, al debutto come sceneggiatore e regista, e Sir Michael Lindsay-Hogg il cui nome alla regia è legato, solo per citarne alcuni, al documentario “Let it be” prodotto dai Beatles - contenente il celebre “Rooftop Concert 1969” - a vari film e video per i Rolling Stones, film con Diane Keaton e serie Tv.
Di qui il respiro internazionale che emerge dal cast di “Humanism” in cui Della Sciucca ha voluto Ezio Budini (il protagonista) e Roberto Pedicini accanto a Huw Parmenter (da Vikings e EastEnders), Beth Lockhart e Randall Paul, Enrica Guidi, Véronique Vergari e Lorena Antonioni.
A presentare “Humanism” è Sir Michael Lindsay-Hogg che con Della Sciucca è tra i fondatori - insieme a Chicca Olivetti, Giovanni Iannelli, Alessandro Addari - di HBF Hoffman, Barney & Foscari Ltd, società multidivisionale (cinema, comunicazione, broadcasting, prototipi originali del design, performing arts) con sede a Londra.
Nel film c'è chi scoprirà, a margine di Londra e di una spettacolare New York, scorci di una Pescara insolita, quella dell'architettura contemporanea: il nuovo ponte Flaiano, il ponte del Mare, l'Aurum ideale per un palco, il Mediamuseum. Dell'Abruzzo il regista ha voluto anche le suggestive immagini dei calanchi di Atri. Mentre la colonna sonora è di Piero Umiliani, le cui musiche originali accompagnano anche il trailer già disponibile su YouTube.
Con uno spirito e una vocazione tra il locale e il globale, il film, spiega l'autore, non ha evidenti spunti autobiografici. Ma confessa: «La bellezza di questo lavoro deriva dal fatto che ho messo insieme passioni, esperienze professionali, miti e anche i miei lati irrisolti, che sono poi quelli di molti di noi, uomini sulla quarantina in piena crisi di valori». Parla di miti, il regista, e pensa all'Antonioni della trilogia della Incomunicabilità, a Carlo Lizzani, a Woody Allen e ad altri “grandi vecchi” della macchina da presa - lui che ha scelto per “Humanism” un elegantissimo bianco e nero. Lui che è fra i testimonial/supporter di MFM “Meat free Monday”, la campagna etica lanciata da Paul, Stella e Mary McCartney. «Uno dei miei miti erano i Beatles. Per una serie di circostanze sono entrato in contatto con figure che erano state molto vicino a loro e poi con lo stesso McCartney - racconta - ho fatto miei i valori di rispetto dell'ambiente che caratterizzano la campagna MFM, tanto da trasporli nelle riflessioni ad alta voce del protagonista del film».