Ecco l’incandescente Edipus di Testori

14 Gennaio 2023

Barbiero al Teatro/Studio di Treglio è l’indomito capocomico Scarrozzante

LANCIANO. In scena un testo commuovente e comico, scritto in una lingua inventata dal genio impareggiabile di Giovanni Testori. La stagione di Teatro Contemporaneo 2022/’23, a cura del Teatro del Sangro/Teatro Studio di Lanciano/Treglio con la direzione artistica di Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini, prosegue questa sera alle ore 21 al Teatro Studio di via Abbazia a Treglio con “Edipus” di Giovanni Testori (ingresso riservato ai maggiori di 14 anni). Protagonista Silvio Barbiero, l’attore padovano che si è fatto conoscere e apprezzare con “Groppi d'amore nella scuraglia”, con cui si è aggiudicato il premio come Miglior attore al Roma Fringe festival. La produzione è a cura di Evoè Teatro, i costumi sono di Lauretta Salvagnin e le scene di Alberto Nonnato. L’Edipus” di Testori è un testo magmatico, incandescente, un esercizio di libertà per pubblico e attore. Lo spettacolo racconta le vicissitudini di un non più giovane capocomico, abbandonato dalla sua compagnia, che torna in scena, animato da una scialba rabbia, per rappresentare una sua scabrosissima versione del testo di Sofocle. Lo fa ricorrendo a una lingua coniata dall’autore fondendo dialetti contemporanei e costruzioni grammaticali arcaiche, volgare e poetico, una lingua immaginifica e terrestre, altissima e triviale, metaforica ed esplicita.
Ad allestire lo spettacolo, divertente e commovente allo stesso tempo, provvede lo Scarrozzante, figura donchisciottesca e attualissima di quel “teatro che existe e existerà contro tutto e tutti”. Laio, Giocasta, Edipo, Dioniso: tutto passa per il corpo e l’anima dolente dell’indomito Scarrozzante, che interpreta tutti i ruoli in un turbinante alternarsi di emozioni. Ne viene fuori una strampalata e rivoluzionaria interpretazione del mito e del suo insegnamento. Il testo è una profonda attestazione d’amore verso il Teatro e la sua natura biforme tra arte e artigianato di Testori, che rappresenta quella figura di intellettuale scomodo e al tempo stesso in continua relazione con la società, la cui assenza nei nostri oscuri e oscuranti tempi ce ne ricorda di contro l’assoluta necessità.