«Eduardo è dentro di me da sempre»

31 Agosto 2019

Il regista napoletano racconta la genesi del film in concorso e quel finale cambiato

VENEZIA. Un regista, autore raffinato al cinema e al teatro come Mario Martone affronta, finalmente, per la prima volta il più grande di tutti, Eduardo De Filippo.
«Con il Sindaco del Rione Sanità», dice il regista, «è arrivata l’occasione giusta di confrontarmi con un autore imprescindibile per me e per tutti i napoletani, un riferimento inevitabile» qualcosa nel Dna. Prima è arrivato il teatro: Martone si è immerso nel progetto sociale di Nest, un’ex palestra a an Giovanni a Teduccio, periferia di Napoli, laboratorio guidato da Francesco Di Leva. Insieme hanno portato in tourneè Il Sindaco del Rione Sanità da cui poi è venuta l'idea del film con Di Leva, che anche sul grande schermo interpreta il caporione di camorra che deve gestire la pace sociale nel quartiere con ambiguo carisma. Ma l'abbraccio con Eduardo non è finito: «A gennaio cominciamo le riprese di Qui Rido io», il film su Eduardo Scarpetta, interpretato da Toni Servillo, il padre dei De Filippo, Eduardo e Peppino. «Ma Eduardo era dentro di me anche prima», spiega Martone, «anche nell'Amore molesto, con al centro la zona grigia di Napoli che nessuno ha saputo esplorare come lui». Intanto Il Sindaco del Rione Sanità, con un cast eccellente con Di Leva, Massimiliano Gallo e Roberto De Francesco, prodotto da Indigo Film con Rai Cinema, uscirà al cinema come film evento solo il 30 settembre e il 1 e 2 ottobre con Nexo Digital. La storia, con la musica rap del percussionista napoletano Ralph P, è trasferita nella Napoli di oggi, dalle parti di Gomorra, «ma il testo di 60 anni fa continua e continuerà», sostiene Martone che l'ha adattato con Ippolita di Majo, «ad essere universale perché parla di rapporti familiari, di dovere, senso di colpa, potere ma soprattutto di una cosa... ossia l'importanza dell'assunzione delle responsabilità individuali e non c'è niente di più attuale». Per questo Martone si è concesso il lusso di cambiare il finale: «Il testo di Eduardo nel gesto estremo del protagonista si conclude con un “si ammazzassero gli uni contro gli altri” ma io queste parole ai cittadini di San Giovanni a Teduccio non gliele volevo far sentire».
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