Ennio Flaiano, il satiro malinconico

3 Agosto 2018

Stasera all’Aurum di Pescara la presentazione del libro di Enrico Vaime e Licio Di Biase dedicato allo scrittore abruzzese

PESCARA. “Il mio Flaiano - Il satiro malinconico” è il titolo del libro sullo scrittore e sceneggiatore pescarese scomparso nel 1972, che sarà presentato, stasera alle 21.15, all’Aurum di Pescara. A parlare del volume, edito da Alberti, sarà Licio Di Biase, coautore insieme a Enrico Vaime. Con lui ci saranno i giornalisti Franco Farias e Antimo Amore. Verso le 22.30, a conclusione della serata che fa parte del festival Solstizio/Equinozio, è in programma un concerto di Angelo Valori & M. Edit con Benedetta Scrivani (voce), Manuel Trabucco (sax), Michelangelo Brandimarte (contrabbasso), Giacomo Parone (batteria) e Angelo Valori (pianoforte e tastiere ). Gli autori del libro “Il mio Flaiano - Il satiro malinconico” sono Enrico Vaime, 82 anni, perugino, autore televisivo e teatrale e scrittore, che con Flaiano ha lavorato negli anni Sessanta; e Licio Di Biase, 61 anni, pescarese, direttore dell’Aurum.
«Ricordo», scrive Di Biase, nella prefazione al libro, «che qualche decennio fa ho letto, in un angolo della vecchia Pescara, oggi centro storico, il nome Ennio Flaiano scritto con la “j”, cioè “Flajano”, certamente frutto della distrazione di qualche burocrate comunale. Sono certo che questo fatto, in sé poco importante, avrebbe scatenato l’umorismo e la satira che caratterizzavano il personaggio.
Era nato nel cuore della vecchia Pescara, dove c’era Il forno Flaiano, che inondava Corso Manthonè del profumo di pane appena sfornato e che indusse Gabriele d’Annunzio a ricordare quei profumi che appartenevano alla comune storia dei due tra i più importanti personaggi della città (l’altro è Basilio Cascella, con la sua dinastia di artisti). E ricordo quella via, di cui scrisse: “Io ricordo una Pescara diversa, con cinquemila abitanti: al mare ci si andava con un tram a cavalli e le sere si passeggiava, incredibile! Per quella strada dove sono nato, il Corso Manthonè, ora diventato un vicolo e allora persino elegante…”. Era nato in quel borgo impresso nel cuore di ogni vero pescarese, anche con la dispersione causata dall’odierna “città veloce”. Flaiano avrebbe ironizzato su quell’errore del burocrate comunale, bravo addetto alla toponomastica, ma scarso conoscitore della propria città e dei cittadini famosi. Così come ironizzò molte volte sulla pubblica amministrazione, tanto che nel 2003 Diego De Carolis pubblicò un libro dal titolo Flaiano e la pubblica amministrazione. Vivere è diventato un esercizio burocratico. Con Enrico Vaime cerchiamo di ricordare questo straordinario personaggio che ha dato un contributo di notevole importanza al cine ma e alla cultura in generale del nostro Paese. Un personaggio, come del resto tutti i grandi pescaresi, che ebbe fortuna fuori dalla propria città. Così d’Annunzio, così Cascella, così tutti quegli abruzzesi che hanno lasciato un segno nella cultura del Paese. La tristezza è vedere che la loro “fuga per la vittoria” li ha generalmente condotti a restare lontani dalla città… viva, solo nei ricordi. Su ciò, Pescara città “veloce”, città “cosmopolita”, città “smemorata”, dovrebbe riflettere. A iniziare dall’addetto alla toponomastica».
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