Ennio Flaiano, quel marziano di Pescara
Il libro di Minore e Francesca Pansa uscito a cinquant’anni dalla morte dello scrittore
PESCARA. Il pescarese Ennio Flaiano è il concittadino illustre che tutti citano ma che in pochissimi hanno letto davvero. È il flaneur, il satiro, il battutista ferocemente lieve. È il marziano: quello che in Ennio l’alieno. I giorni di Flaiano, la biografia-romanzo scritta a quattro mani da Renato Minore e Francesca Pansa, si svela attraverso le lettere e gli scritti del protagonista che i due autori hanno raccolto e nei loro ricordi personali e affettuosi.
C’è tanta Pescara in questo libro. La Pescara di Gabriele d’Annunzio e quella che da “esule” Flaiano descrive con giocosa malinconia: «un paese dove non succede niente da molti anni e i signori villeggianti cambiano a ogni stagione, nessuno possedendo la forza d’animo necessaria per affrontarvi due villeggiature successive». C’è la Pescara del troppo libertino padre, chiamato Cetteo come quel «santo poco attendibile» e della madre Donna Francesca, con «sette spade conficcate nel petto a ricordo di tutte le sue pene», come la venerata Madonna dei Colli pescaresi. E c’è quel dolore di figlio minore, ultimo fra i nove del padre (di cui due fuori dal matrimonio), trascurato e per anni sballottato di collegio in collegio, di città in città.
C’è anche Roma, dove approdò, ignaro 12enne, insieme alle milizie fasciste con cui aveva diviso per caso il treno. Città di cui catturò e narrò il carattere più profondo e disincantato.
Il libro di Minore e Pansa, coppia nella vita e ora anche letteraria, indaga con eleganza e passione la figura dell’intellettuale, ma anche la sua dimensione privata: un ritratto inedito dove Flaiano non è più il pigro e ironico cronista della Roma della Dolce Vita, ma un uomo con le sue contraddizioni, i suoi dolori privati e l’amarezza di credersi non sempre all’altezza del proprio perfezionismo. Sfociano nella narrativa pura le pagine dedicate alla moglie Rosetta Rota, sorella del musicista Nino e scienziata ex ragazza di via Panisperna, e al dramma della figlia gravemente disabile, Lè-Lè, che lui amò molto, ma da cui forse un po’ desiderò sfuggire.
Questo è un libro necessario, soprattutto per noi abruzzesi, un invito a conoscere un Flaiano finalmente tridimensionale, in tutto il suo incanto e disincanto. La buona spinta per cedere alla curiosità e accostarsi alla sua multiforme produzione, a cominciare da quello straordinario romanzo che è Tempo di uccidere.
(s.d.n.)
