Eric Clapton: la mia vita con il Blues

Da oggi nei cinema in Abruzzo il film sul chitarrista inglese: dalla collaborazione con i Beatles alla morte del figlio Conor
PESCARA. “Eric Clapton: Life in 12 Bars”, film documentario dedicato alla vita del celebre chitarrista inglese, autore di classici senza tempo come Tears in Heaven e Layla., approda da oggi nei cinema della catena The Space. Il film sarà in programmazione fino mercoledì in questi cinema in Abruzzo: The Space Cinema a Montesilvano ( Porto Allegro), con inizio alle 17.50 e alle 21.30; al multisala Movieland di Chieti , con inizio alle 19.50 e alle 22.15; e al Ciakcity di Lanciano, con inizio alle 20.15 e alle 22.30
Prodotto e diretto dalla regista premio Oscar, Lili Fini Zanuck, il film propone una rara prospettiva della storia personale del musicista, dall’apice del successo ai momenti più bui della sua vita. Una storia emozionante sull'uomo Eric Clapton, sulla sua vita e sull’incredibile potere salvifico della musica.
Il film raccont tutti i dettagli legati agli eventi che hanno segnato maggiormente la vita del chitarrista: dai primi passi con le band (dagli Yardbirds ai Cream) ai problemi con alcool e droga, al matroimonio con Pattie Boyde, l’ex moglie del suo amico, il Beatle George Harrison, passando per la tragica morte del figlio Conor (nato dalla relazione con Lory Del Santo), al quale è dedicata una delle sue canzoni più famose, Tears in Heaven.
Fin dagli anni Sessanta, Clapton è considerato uno dei chitarristi più influenti dell’intera scena rock e blues. È inoltre l’unico ad essere stato inserito per ben tre volte nella Rock and Roll Hall of Fame (come membro degli Yardbirds, dei Cream e artista solista), diciotto volte vincitore ai Grammy Award, e universalmente riconosciuto come uno dei più grandi musicisti e solisti di chitarra elettrica di tutti i tempi.
Nato nel 1945 a Ripley, paesino del Surrey in Inghilterra, il Clapton scopre all'età di nove anni di essere figlio della sorella maggiore e che i suoi nonni sono subentrati a lei nella funzione di genitori. Con questo esordio da tragedia greca e la voce fuori campo di Clapton che accompagna la narrazione come in una seduta psicanalitica, con la musica di fondo di Gustavo Santaolalla, il film – che nel titolo fa riferimento a una misura del blues classico - apre una monografia ricca di materiali tratti da concerti e interviste che tracciano l'evoluzione, oltre che musicale, dei sentimentidel musicista: la scoperta choc dell'infanzia all'amore frustrato per Pattie Boyd, la scomparsa dell'anima gemella Jimi Hendrix, la dipendenza dall'eroina, il lutto del figlio Conor nel 1991 e la palingenesi con la creazione del centro di recupero dalle dipendenze (droga e alcol in primo luogo, ma non solo), Crossroads ad Antigua, al quale Clapton si dedica con impegno da una ventina di anni.
Il film è interessante soprattutto per la quantità di metariale mai visto prima in gran parte proveniente dagli archivi privati di Clapton. Oltre alle foto e agli home movie girati nella villa di Ewhurst, sempre nel Surrey, rivelatori anche delle debolezze più inconfessabili - scene di abbrutimento da dipendenza ma anche una lettera d'amore - c'è il girato e il fotografico delle case discografiche: la Atlantic, rappresentata dal leggendario scopritore di talenti, Ahmet Ertegun, e le relative sessioni di registrazione degli album dei Cream e dell’unico disco in studio dei Derek and the Dominos; il mitico assolo di While My Guitar Gently Weeps sul Doppio Album Bianco dei Beatles, la collaborazione all'album All Things Must Pass di Harrison; i le foto che documentano una session con Aretha Franklin, negli stessi studi di Wilson Pickett e Otis Redding; la scoperta degli Allman Brothers grazie al produttore Tom Dowd. (g.d.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

