Eva Robin’s a teatro: «Io, donna o uomo? Sono molto di più»

4 Novembre 2022

L’icona trans da stasera a domenica al Florian di Pescara con “Eve” per la regia dell’autore aquilano Adriatico 

PESCARA. «È uno spettacolo scritto per le persone in transito, nel tragitto per trasformarsi in qualcos’altro. È il racconto di una transizione, di una metamorfosi. Si parla dell’identità di noi che siamo in scena, ognuno racconta di sé tra testo e verità, e dell’identità di Dio, con un riferimento alla Genesi». Mercoledì sera: trafelata, mentre riemerge dalla metro napoletana e sale verso la Galleria Toledo dove, di lì a un paio d'ore, porterà in scena “Eve” di Jo Clifford, l’icona queer Eva Robin’s spiega al telefono i contenuti dello spettacolo che da stasera la vedrà al Florian Espace di Pescara, per la stagione “Teatro d’autore e altri linguaggi” diretta da Giulia Basel per il Florian Metateatro. Appuntamento oggi e domani alle 20.45, domenica alle 18.
La pièce della drammaturga e performer britannica transgender, riflessa in Andrea Adriatico nella traduzione di Stefano Casi, ha la regia dell’autore aquilano ed è prodotta da Teatri di Vita, centro di produzione teatrale fondato trent’anni fa a Bologna da Adriatico. In scena tante Eva moltiplicano l’originario monologo in un coro di identità e fluidità (il titolo “Eve” è scritto con la vocale schwa alla fine): Eva Robin’s, Rose Freeman, perfomer-regista americana, l’attore palestinese Anas Arqawi, il danzatore e performer Met Decay, l’attore Saverio Peschechera, l’attrice aquilana Patrizia Bernardi, co-fondatrice di Teatri di Vita e dal 2009 protagonista della rinascita aquilana con Animammersa. Un concerto di storie di chi sta nelle mille sfumature tra i generi, inclassificabile nel rigido schema binario, con un po’ di Adamo e un po’ di Eva. Un testo che si fa vita, un teatro che si fa carne in Italia poteva tradursi solo con la sensibilità e intelligenza creativa di Adriatico, che ha voluto nuovamente con sé Eva Robin’s, dopo gli spettacoli da Cocteau, Copi, Beckett. Simbolo di una fluidità ante litteram, prima persona transessuale a irrompere in televisione (negli anni in cui imperversava anche la più reticente Amanda Lear) con i programmi cult “Lupo Solitario” e “L’araba fenice”, qualche film ma soprattutto tanto teatro, la bolognese Eva Robin’s (nata Roberto) apparirà oggi meno trasgressiva e più saggia, ma conserva fascino e impertinente ironia camp.
Signora Robin’s, quante Eva ci sono in lei?
Dentro sono molto sfaccettata, all’esterno si vede solo la punta dell’iceberg. In me ci sono anche Roberto, il chierichetto, la devota, la cercatrice di oggetti antichi, la pittrice. Uh, quante persone ci sono! Sono espansa là dentro, per fortuna. Ho scelto il teatro, perché mi permette di moltiplicarmi. Sono stata Ecuba nelle “Troiane” di Euripide al Campania Festival, sono stata musa di Saint Laurent in “Lettere a Yves” di Bergé, Frosina nell’“Avaro” di Molière.
Per questo motivo ha abbandonato il cinema?
Il cinema è stato un’incursione. Il cinema non mi cerca, il teatro invece mi vuole, e mi fa sperimentare sempre nuove cose.
L’anno prossimo festeggia 30 anni di teatro. Nel 1993 debuttò con “La voce umana” di Cocteau per la regia di Adriatico. Con lui una dozzina di lavori. Cosa vi ha fatto incontrare professionalmente e umanamente?
Ci lega tanta stima, e da parte sua anche la voglia di farmi crescere. Andrea mi ha mostrato nuovi aspetti della cultura, mi ha fatto conoscere Beckett, Copi, Elfriede Jelinek, Elie Wiesel, ponendomi sempre sfide intellettuali, a volte anche fisiche. Un incontro molto prolifico artisticamente. Ma ci sono pure affetto, scontri, riappacificazioni.
Che sapore ha portare “Eve” in tutta Italia mentre è appena salita al governo la destra?
Della destra abbiamo sentito per ora solo l’odore. Non siamo alle lavande d’olio di ricino, che semmai prenderemo come forma di detox (ride). Per ora lasciamoci andare, stiamo a vedere. A volte paura e tormenti sono peggio della realtà che si teme.
Oggi per lei cos’è la trasgressione?
Ormai trasgredisco solo a livello culinario. Quando diventi grande puoi dare solo buoni consigli non potendo più dare cattivo esempio. Avendo nuotato su quell’argine so come tenermi a galla. I vizi ti portano alla perdizione se non gli dai una misura. A volte sei tu trasgressivo, a volte è l’occhio altrui che va più in là di quanto tu lo sia.
Non ha mai completato la transizione di genere, conservando un sesso maschile che chiama Robertino, Pippo…
(ride) Tanti nomignoli per una cosa molto grande e farla così diventare un vezzeggiativo grazioso. Non ho cambiato sesso perché con la mia testolina maschile penso di avere già orifizi a sufficienza.
È innamorata?
Sono un po’ di anni che non mi fisso su qualcuno. Amo invece il mio lavoro, i miei gatti, gli amici, la pittura. Perché fissarsi su una sola persona? Perderei il centro di me stessa. Non mi auguro di perdere la testa se non per una persona che la perda anche lei, se no è un’esecuzione!
Ha amato più gli uomini o le donne?
Mi accompagno più spesso a persone del sesso femminile, per me un universo mancante. L’interesse per gli uomini è una cosa di straforo, con loro ho rapporti più contrastanti. I sentimenti li cedo più alle donne, con loro ho rapporti più duraturi.