Ezio e Aldo: insieme abbiamo cambiato il popolo della notte

6 Giugno 2016

PESCARA. La prima volta che si sono stretti la mano è stato per parlare di indici di borsa e piani di investimento in un centro di formazione a Tabiano Terme. Aldo Bertone ed Ezio Romanelli, 52 e 53...

PESCARA. La prima volta che si sono stretti la mano è stato per parlare di indici di borsa e piani di investimento in un centro di formazione a Tabiano Terme. Aldo Bertone ed Ezio Romanelli, 52 e 53 anni, nella loro prima vita lavoravano come consulenti finanziari per il gruppo Fininvest. La scintilla tra loro scocca immediatamente nei lontani anni Ottanta e, in poco tempo, decidono di abbandonare l'economia e i titoli bancari per inseguire l'universo adrenalinico delle discoteche. Oggi il loro nome è legato ai locali più popolari della riviera adriatica: dalla prima avventura al Tabacchi Jazz a Silvi all'indimenticato Megà a Pescara e, più di recente, la gestione delle serate al Caffè letterario nel centro storico e al Jambo, sul lungomare pescarese.

Ventitré anni esatti trascorsi spalla a spalla, saltando da una discoteca all'altra, tra brindisi e tormentoni che hanno scandito estati e inverni di generazioni di giovani abruzzesi e non solo, non hanno fatto perdere ad Aldo ed Ezio la voglia di continuare a divertirsi e intrattenere il loro pubblico con allegria e un pizzico di sana leggerezza. «Litighiamo tutti i giorni», sorridono guardandosi negli occhi. «Abbiamo modi diversi di intendere il lavoro, stando insieme dalle 8 alle 10 ore al giorno è inevitabile. Ma tra di noi c'è piena sintonia: a fine serata qualunque sia l'incomprensione sorta, in un modo o nell'altro è risolta e ognuno può tornare a casa sereno dalla propria famiglia. Il vantaggio di conoscersi da una vita è anche questo».

L'avventura nel mondo del divertimento per Aldo Bertone ed Ezio Romanelli comincia nel lontano 1993 a Silvi, in un piccolo locale adibito a tabaccheria, macelleria e alimentari di proprietà del nonno di Ezio che decidono di rilevare e chiamare Tabacchi Jazz.

«Era una specie di iper del dopoguerra che aveva un disperato bisogno di essere rimesso a nuovo», ammette Romanelli. «In quegli anni già lavoravo nel campo delle discoteche e avevo un mio piccolo giro. Ma volevo di più. Allora proposi ad Aldo di acquistare la storica attività di mio nonno per mettere in piedi un sogno: creare dal nulla il primo locale in Abruzzo in cui oltre a cenare era possibile ascoltare musica dal vivo e ballare sui tavoli. Lavorammo fisicamente come matti per ristrutturarlo, facemmo anche i muratori per costruirlo mattone dopo mattone».

La scommessa del Tabacchi Jazz si rivela un successo: la formula piace, la voce inizia a girare e in pochissimo tempo il locale arriva ad accogliere frotte di giovani non solo da Pescara, ma anche da San Benedetto e da altre città delle Marche, ospitando cantanti e musicisti di gruppi soul, funky e jazz. Persino il regista Pupi Avati si innamora di quel vecchio bancone e dell'arredamento originale del posto e decide di girarci un film con gli attori Carlo Delle Piane e Laura Lattuada. Gli anni d'oro del popolo della notte proseguono in ascesa con l'apertura del Tabacchi Jazz Mare, la versione serale dello stabilimento Il Traghetto sulla riviera nord di Pescara. Il locale è rimasto in piedi per una quindicina d'anni circa.

«Sul litorale c'eravamo solo noi, il Barracuda e l'Ammiraglia», raccontano Aldo Bertone ed Ezio Romanelli. «La discoteca con la musica dal vivo era aperta tutte le sere, dal lunedì alla domenica, per tutta l'estate: una cosa impensabile oggi che si fanno al massimo due o tre serate. È stato al Tabacchi Jazz Mare che è nato il concetto di "aperitivo cenato". Siamo stati i primi a proporlo ai nostri clienti il giovedì ed è stato subito replicato anche in altri locali». Dal 2003 al 2007 con altri due soci, Gianni Paglione e Michele Cecchini, avviano l'impresa della discoteca Megà, al piano terra del palazzo di vetro con vista sul fiume Pescara, per molti anni punto di riferimento della movida abruzzese. Segue il rilancio dello stabilimento Le Tre Palme, con le serate fisse in musica cadenzate, il mercoledì, il venerdì e il sabato in estate e la gestione del Caffè letterario, in via delle Caserme, sempre a Pescara, in inverno.

«Ogni tanto», dicono, «abbiamo delle ispirazioni: puntiamo un locale che parte da zero, ci scommettiamo e lo lanciamo. Agiamo così d'istinto e in genere non ci sbagliamo. Con il Tabacchi Jazz siamo riusciti a portare la gente a ballare da Pescara a Silvi, nel Teramano: una scommessa vinta per quegli anni. È stato bellissimo, ma purtroppo abbiamo dovuto chiudere a causa dei rumori troppo alti. La gente ha iniziato a protestare e le forze dell'ordine hanno iniziato a stressarci. Abbiamo fatto causa e in seguito il Tar ci ha dato anche ragione, ma ormai avevamo cambiato giro e, senza rimpianti, abbiamo preferito non guardarci più indietro».

Negli ultimi tre anni Aldo ed Ezio hanno preso in gestione lo stabilimento Jambo, sulla riviera nord di Pescara: lo hanno ristrutturato per benino e trasformato in un ambiente accogliente in cui si può mangiare pesce e pizza tutte le sere, ordinare l'aperitivo la domenica e scatenarsi in discoteca il mercoledì e il sabato.

«Un tempo c'era molto più movimento», si rammarica Ezio Romanelli, «la gente desiderava uscire e svagarsi in maniera leggera. Nei primi anni del Traghetto eravamo aperti tutte le sere ed eravamo pieni di turisti che arrivavano anche dalle zone limitrofe. Adesso più di due serate a settimana è difficile organizzare, per milioni di motivi, anche se gli amici continuano a seguirci e a divertirsi nelle nostre serate. Del nostro lavoro amiamo il contatto con il pubblico, il contesto quasi familiare che si crea nel locale. La passione per quello che facciamo non l'abbiamo mai persa, anche se l'età inizia un pochino a farsi sentire e con la famiglia non è semplice fare le 5 del mattino ogni mercoledì e sabato. Ma dopo 23 anni di attività, sappiamo fare questo e non possiamo pensare di fare un altro mestiere». «Rispetto ai tempi del Tabacchi Jazz», aggiunge Aldo Bertone, «i gusti della gente non sono cambiati, anche la musica è rimasta più o meno la stessa. È cambiata però la modalità di prenotazione. Prima il cliente chiamava, ti dava il nome e noi riservavamo il tavolo. Adesso invece ti tengono al telefono almeno un quarto d'ora: si informano di tutto, ti chiedono i dettagli del menu, il prezzo, gli ingredienti usati in cucina, la carta dei vini... poi ci sono i vegetariani, i vegani, i celiaci. E' il segno dei tempi e della crisi economica».

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