Fabi nell’Abruzzo più antico: «Una esperienza magica»

29 Luglio 2021

Il cantautore romano in concerto al tramonto nel sito archeologico di Peltuinum  per “Paesaggi sonori”: «Luogo e orario sono di certo un amplificatore emotivo» 

PRATA D’ANSIDONIA. La forza evocativa del racconto, in un equilibrio da cercare tra un testo e una coda strumentale sperimentale che lasci il tempo a chi ascolta di dare un proprio significato alle parole. Sullo sfondo i paesaggi al tramonto del sito archeologico di Peltuinum, in occasione di quello che forse è l’appuntamento più atteso di Paesaggi sonori. Domani, alle 18.30, il cantautore romano Niccolò Fabi godrà di una scenografia divenuta ormai uno dei simboli del festival, tra le mura dell’antica città vestina fondata tra il I il II secolo a.C., incorniciata a Nord dal massiccio del Gran Sasso d’Italia e a Sud dal gruppo montuoso Sirente-Velino.
Paesaggi sonori ha fatto il suo debutto ad Alba Fucens con il concerto di Ramon Moro e proseguirà domenica 8 agosto con Alicia Edelweiss all’Altopiano del Voltigno (Villa Celiera). Sabato 21 sarà la volta di Shigaraki e Stefano Pilia – live al Cratere del Sirente – Secinaro. Dunque Paolo Angeli sabato 28 al parco archeologico di Ocriticum di Cansano a conclusione di una kermesse con cui il cantautore romano incrocia il suo cammino. Sul palco anche i compagni di viaggio Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele “mr Coffee” Rossi e Filippo Cornaglia. Il concerto si propone come una vera e propria esperienza in cui immergersi, lasciandosi trasportare da 2 ore ininterrotte di musica. Un movimento continuo in cui le parole e il suono si mescolano. Un viaggio tra i sentimenti con cui Fabi, muovendosi con totale libertà artistica libero da schemi e generi di appartenenza, mette in scena le verità raccontante attraverso le sue canzoni. Un crescendo continuo di emozioni che passa attraverso i racconti di brani come “Evaporare”, “Una somma di piccole cose”, “Filosofia Agricola”, “Elementare”, fino ad arrivare a “Una buona idea”, “Diventi Inventi”, “Il negozio di antiquariato” e “Lasciarsi un giorno a Roma…” solo per citarne alcune. Un percorso che arriva all'ultimo album in studio “Tradizione e Tradimento” del 2019.
Fabi come è stato tornare in tour?
«È una gioia vedere la macchina ripartire, trovare spettatori felici di poter rivivere questo momento così simbolico dell’aggregazione emotiva e fisica che è il concerto. Personalmente sono abituato a trascorrere del tempo lontano dal palcoscenico, alle pause, e penso che gli artisti, o almeno i più famosi, possano permettersi anche economicamente uno stop e farlo risultare fruttuoso. Ma per un fonico da palco, per un backliner, non c’è creatività nello stare fermi, è solo una menomazione, una preoccupazione. Ritrovarci in giro insieme è stato come risentire il sangue che circola nelle nostre vene alla giusta velocità».
Quanto il tempo che abbiamo trascorso incide sullo spettacolo che la gente viene a vedere?
«I miei concerti vivono un orizzontale coinvolgimento emotivo. Si tratta di un viaggio musicale fatto insieme a persone con cui condivido tutto. Tutti noi abbiamo vissuto (e stiamo vivendo) un’esperienza fuori del comune, ma nella stesura della scaletta del concerto non sento l’esigenza di guardare ai miei brani in quest’ottica. Le mie canzoni vivono una dimensione che è più onirica e simbolica. Ho anche la fortuna di avere un repertorio che nel suo complesso si occupa di smarrimenti, di perdite di equilibrio. Per me forse è più facile rispetto ad altri misurarmi con una situazione in cui le persone devono assistere ad un concerto sedute».
La scaletta cambia di data in data?
A me non piace cambiare. Una volta che ho trovato un racconto, è come uno spettacolo teatrale: non è che dici “dai, oggi nel secondo atto togliamo questa parte e ne mettiamo un’altra”. La mia problematica è trovare nella scaletta il giusto equilibrio, ecco perché magari nelle prime date faccio degli aggiustamenti. Ma poi il viaggio resta uguale e l’emozione si rinnova comunque ogni sera.
Che rapporto ha con l'Abruzzo?
Da romano è facile avere legami. Ho cugini a Rocca di Mezzo e mi è capitato di visitare tante volte questa regione così bella e così diversa. A Pescara ho suonato molto. Non vedo l’ora di suonare a Peltuinum in un concerto che è un amplificatore emotivo.