Fara e Caramanico due comunità unite dalla guerra

29 Novembre 2014

FARA FILIORUM PETRI. "Pij a do' sta e mitt a do' serv!!!" (prendi dove sta e metti dove serve). Sarebbe un motto da applicare, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Quello che...

FARA FILIORUM PETRI. "Pij a do' sta e mitt a do' serv!!!" (prendi dove sta e metti dove serve). Sarebbe un motto da applicare, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo. Quello che potrebbe essere applicato alla società di oggi è un antico detto popolare tramandato alle pendici della Maiella dai giorni che hanno caratterizzato gli ultimi fuochi della Seconda guerra mondiale, nel 1945, da un popolo, quello di Fara Filiorum Petri, che nella sua fierezza, già dimostrata contro gli "odiati" francesi nel '700, unendo le forze è riuscito a sopravvivere agli ultimi soprusi nazisti.

Domani, a Fara, viene rievocato per la prima volta un avvenimento che ha segnato la vita dei faresi e degli abitanti di Caramanico. L'iniziativa è organizzata da Nico Travaglini, titolare dell'agriturismo "L'Antico Tratturo", ai piedi della Maiella, che ha come tema proprio il detto "Pij a do' sta e mitt a do' serv!!!". La giornata inizierà con la ciaspolata, da Caramanico a Fara Filiorum Petri (circa 30 chilometri), attraverso la Maiella, per ricordare quella giornata post-nazista. All'arrivo dei ciaspolanti seguirà "A pranzo con Paolino" e dopo il pranzo all'Antico Tratturo (cibi e vini genuini, prodotti locali sapientemente assemblati dalla regina della cucina, “mamma” Teresa Bucciarelli, 67 anni) l'incontro “Paolino si racconta”, con la presentazione del libro del pastore Paolino Sanelli, 88 anni, di Caramanico, uno dei pochi protagonisti ancora viventi di quegli avvenimenti del ’45. All'incontro interverranno Adriana Galdolfi, antropologa; Marco Manilla, agronomo, e il regista Domenico Galasso (info 340.3341518).

Nel ’45, durante la ritirata, i tedeschi bruciavano e distruggevano tutto ciò che non potevano portare via. "Alla Fara" (come la chiamano i faresi) i tedeschi avevano ammazzato tutti i bovini. A Caramanico, dove i contadini avevano nascosto gli animali sulla Maiella, i nazisti bruciarono tutto il fieno. Quindi a Fara Filiorum Petri c'era fieno e a Caramanico c'erano gli animali. Due sfollati caramanichesi che erano riusciti a raggiungere Fara, hanno avuto la pensata: "Pij a do' sta e mitt a do' serv!!!". Hanno fatto una proposta ai faresi: portiamo il nostro bestiame qui a Fara, voi mettete il fieno e noi, in cambio, lavoriamo i vostri campi per due anni. Così ogni famiglia farese ne ha ospitata una di Caramanico. Sono nati anche amori tra i due popoli, come quella di Za’ Carmela, al secolo Carmela Colella, di Caramanico, che ha conosciuto e sposato a Fara "Melanino" Bucciarelli. Lei oggi ha 83 anni, il marito è morto.

E domani Nico Travaglini, 45 anni, ex calciatore, vuole raccontare la storia del suo paese, già conosciuto al mondo per le farchie, i falò di canne alti nove metri che si accendono la notte di Sant’Antonio Abate, il 16 gennaio. Travaglini ha acquistato una delle quattro masserie del più grande proprietario terriero di Fara Filiorum Petri, don "Cicco" De Ritis, e ne ha fatto un agriturismo nel quale ha aperto un libro di storia, grazie alle sapienti indicazioni di Tonino Guerra, poeta, scrittore e sceneggiatore (Rosi, Fellini, Antonioni, Angelopoulos), innamorato dell'Abruzzo e di Fara, prima di morire, nel 2012. L'agriturismo l'Antico Tratturo si chiama così perché è attraversato dal sentiero che i pastori transumanti percorrevano da Centurelle – nell'Aquilano – per raggiungere il Foggiano. Nell'agriturismo, Travaglini e Guerra hanno creato “luoghi dell'anima”, la storia di Fara, e non solo, che comprende la serra di erbe officinali, curata da Viviana Trubiano, che riporta alla memoria le erbe dei frati degli antichi monasteri della Maiella; il pozzo; la vetrina del museo del pastore transumante; la vetrina delle farchie; gli antichi ulivi; i frutti dimenticati (mele piane, mele di San Giovanni); il rifugio della Madonna Perduta, del monastero di Sant'Eufemia a Maiella. Insomma, un altro pezzo d’Abruzzo da riscoprire e, se qualcuno è bravo, da “mettere in rete”.

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