Federica, un dono dell’Abruzzo alla grande scienza

Da Pescara a Torino a capo di un team di ricercatori Di Nicolantonio è ora tra le Beautiful minds mondiali
PESCARA. Telescopio o microscopio? Andò per il secondo. Scelse Babbo Natale dalla letterina della piccola Federica. “Diventare scienziata” è stato fin da bambina il sogno di Federica Di Nicolantonio, pescarese di origine, nominata tra le Beautiful minds mondiali per la sua ricerca in campo oncologico, il tumore del colon-retto.
Un impegno a tutto campo per la scienziata abruzzese, dal 2005 al Dipartimento di Oncologia dell'Università di Torino, Istituto di Candiolo – Irccs, dove riveste un doppio ruolo, accademico e scientifico. È docente associato del dipartimento e coordinatore di un gruppo di giovani ricercatori impegnati a individuare cure su misura per contrastare la malattia grazie all’impiego di biomarcatori nella pratica clinica. Ricerche di risonanza mondiale che hanno trovato riscontro nell’applicazione medica. Tanto da valerle l’ingresso tra gli studiosi più influenti e più citati al mondo nel 2018.
Nella super lista elaborata e consegnata lo scorso novembre dalla Clarivate Analytics, la nomination di Federica Di Nicolantonio brilla tra le personalità della scienza più citate. L’analisi comprende diverse aree scientifiche: medicina, biologia, fisica, matematica, scienze agrarie e così via. Sebbene lo zoccolo duro del ranking sia di stampo americano con l’università di Harvard in testa, Federica e altri 5 colleghi ricercatori dell’università di Torino difendono a spada tratta i colori nazionali e detengono il primato italiano come equipe. Nella super lista risultano un centinaio gli italiani: oltre Federica figurano altre benemerite intelligenze abruzzesi doc: i professori Carlo Cecati (di Lanciano) nelle scienze ingegneristiche, e Giovanni Pitari, avezzanese di origine, nelle geoscienze, entrambi che lavorano all'Università degli Studi dell’Aquila.
Tornando a Federica, proprio domani compirà gli anni, un curriculum autorevole, una vita spesa a studiare l’infinitamente piccolo, un sorriso generoso e confortante. La scienziata originaria di Pescara ha raccontato al Centro il suo sogno di bambina e poi il suo impegno professionale nel mondo della medicina dei tumori.
Quando ha deciso cosa avrebbe fatto da grande?
È una storia carina, ero in seconda elementare alle scuole Domus Mariae di Pescara, la maestra ci pose la fatidica domanda e io risposi senza esitare: “diventare scienziata”. Allarmata, la maestra mandò a chiamare i familiari: cosa le avete messo in testa? Per tutta risposta quando si trattò di scrivere la letterina a Babbo Natale chiesi un telescopio per guardare l’infinitamente grande, e un microscopio per vedere come funzionavano le cose così piccole che nessun altro vedeva. Non potevo avere tutto, arrivò il microscopio.
Com’è diventata ricercatrice?
Mi sono laureata in Chimica e tecnologia farmaceutiche a Torino, tesi in neuroscienze a Dublino. Dottorato di ricerca alla University College di Londra, quindi giovane ricercatrice in Inghilterra e a Torino sotto la guida del professor Alberto Bardelli, dal 2012 sono diventata capolaboratorio all’Istituto di Candiolo, unico istituto di ricovero e cura a carattere scientifico in Piemonte e Val d’Aosta. Ho un ruolo accademico e coordino un team di giovani ricercatori.
Il tumore all'intestino è una patologia diffusa, a che punto la ricerca in Italia?
Abbiamo il sostegno dell’Airc che finanzia borse di studio ai giovani ricercatori, programmi di ricerca individuali e programmi di respiro più ampio per sconfiggere la metastasi. A Candiolo siamo uno dei sei team che si è aggiudicato il programma speciale 5x1000 da Airc, questo ci avvantaggia nel portare avanti ricerche di alto profilo in Italia. Inoltre possiamo contare su finanziamenti locali della Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro Onlus. Siamo bravi nel recuperare risorse anche da bandi europei: la ricerca ha un costo, le analisi sono sempre più complesse, si studiano i genomi.
Un po’ quello che vagheggiava da bambina?
Sì, per me è un sogno che si realizza: poter entrare nel nucleo della cellula e avere visione nitida del Dna, poterne leggere le sue modificazioni e la viabilità delle molecole in quell’intricato labirinto che sono le cellule tumorali.
Cosa dicono le ultime statistiche sui tumori all’intestino?
Dalle statistiche Airtum è il secondo più frequente dopo il tumore alla prostata e alla mammella. È allarmante quanto sorprendente vedere l'aumento di casi sotto i 50 anni. Molto dipende dalla qualità dello stile di vita, l’abbandono del modello di dieta mediterranea e l’aumento della sedentarietà. Questo suggerisce di abbassare l’età in cui eseguire lo screening, colonscopia ed esame feci. La buona notizia è che circa la metà degli ammalati sono guaribili grazie alla combinazione di chirurgia, chemio e radio terapia. Se ne parla male, ma l’Italia è ai primissimi posti di eccellenza al mondo anche nell’assistenza della terapia: non andrei all’estero per farmi curare!
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