Felicori: «Così la bellezza crea ricchezza e lavoro»

Il direttore della Reggia di Caserta oggi a Lanciano parla dell’oro italiano «L’Abruzzo è un territorio con un grande potenziale culturale e paesaggistico»
LANCIANO. La cultura come industria in grado di produrre ricchezza e portare benefici: è il tema dell’incontro con il direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, in programma questa mattina alle 10 al polo museale Santo Spirito di Lanciano. L’appuntamento è organizzato dalla Università del conoscere in ogni età - Vincenzo Bellisario. Il convegno si svolge sotto forma di intervista del giornalista Paolo Gambescia a Felicori, 66enne bolognese che dal 2015 è alla guida di uno dei musei italiani più importanti con risultati lusinghieri.
Direttore Felicori, “I costi della bellezza” è il titolo di questo incontro di oggi a Lanciano: vale la pena sostenerli questi costi?
Non c è dubbio. La bellezza deve passare da costo a profitto perché può rendere economicamente e anche molto: i musei sono strutture che possono produrre lavoro e ricchezza per il territorio. È una sfida da affrontare.
Che lei a Caserta sta vincendo: come è cambiata la Reggia sotto la sua gestione?
La manutenzione è migliorata, anche se c’è ancora tanto da fare: sono stati fatti restauri rilevanti, e altri lavori partiranno in autunno. È cresciuta la vitalità, perché oggi si svolgono tre o quattro eventi a settimana come mostre, concerti o animazioni che fanno della Reggia un palazzo vivo. Prima se ne parlava poco e male, oggi c’è una visione positiva, tanto che abbiamo raddoppiato i visitatori. Caserta non ha nulla da invidiare a Versailles, ma se da noi venivano attirati 430mila visitatori all’anno e in Francia ne arrivano 5 milioni, evidentemente significava che qualcosa andava cambiato.
Lei ha puntato molto anche sui social.
Prima non c’era la convinzione che il marketing e la comunicazione fossero fattori chiave per la cultura. Per quanto riguarda me in particolare un’innovazione importante è stata anche la scelta di avere una propria pagina Facebook con la quale interagire. Ma a parte il mio caso, oggi tutti i direttori sono “sulla scena”: prima nessuno conosceva chi dirigeva i musei principali, mentre adesso sono personaggi pubblici.
Anche per questo vengono organizzati incontri come quello di Lanciano?
In questi ultimi anni la Reggia ha raggiunto una tale fama che vengo invitato spesso per spiegare ciò che facciamo. Stiamo portando avanti un buon lavoro, come tutti i musei autonomi: costa un po’ fatica andare in giro, ma vale la pena cogliere l’opportunità di parlare dell’esperienza della riforma Franceschini. Le riforme avanzano migliorano anche raccontandone l’esperienza.
Qual è il suo giudizio sulla legge che ha appena citato?
Ci sono trenta musei autonomi che hanno fatto registrare una crescita intorno al 20 per cento. In qualunque azienda privata anche solo una crescita del 5-6 per cento viene considerata un ottimo risultato: i numeri quindi dicono che si sta andando nella direzione giusta.
Anche per quanto riguarda le risorse destinate al settore?
Da questo punto di vista gli anni recenti sono stati positivi per la cultura, perché la spesa del Governo ha ripreso a crescere, nonostante in linea generale sia comunque un momento difficile per tutti.
Quali voci di bilancio sono importanti per far diventare i “costi della bellezza” un investimento redditizio?
Innanzitutto la tutela dei beni, la loro cura e il restauro; l’accessibilità per far sì che sia facile arrivare nei posti da visitare; la pubblicità per dire al mondo quanto sono belli i nostri territori; le risorse umane per fare in modo che sia possibile assumere e che il personale possa fare carriera: serve una gestione più dinamica rispetto a quella ingessata da una serie di accordi tra i passati governi e i sindacati.
È facile «arrivare nei posti da visitare» o le infrastrutture, soprattutto nel Centromeridione, restano una nota dolente?
Molte cose in questo settore vanno migliorate. I trasporti ferroviari ad esempio funzionano male. Penso ai collegamenti in treno tra Napoli e Caserta, concepiti esclusivamente per i pendolari ma non per i turisti: non è una cosa positiva il fatto che servano 50 minuti per fare 30 chilometri.
Crede che l’Abruzzo sia una regione che possa investire proficuamente in “bellezza”?
Sì, come tutti: questo è un territorio che ha un grande potenziale dal punto di vista culturale e paesaggistico.
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