Ferragni indagata per truffa anche per uova di Pasqua e la bambola Trudi

MILANO. Chiara Ferragni è stata iscritta nel registro degli indagati di Milano, con l'ipotesi di truffa aggravata, non solo per la vicenda del pandoro Pink Chiristmas della Balocco, ma anche per...
MILANO. Chiara Ferragni è stata iscritta nel registro degli indagati di Milano, con l'ipotesi di truffa aggravata, non solo per la vicenda del pandoro Pink Chiristmas della Balocco, ma anche per quelle delle uova di Pasqua della Dolci Preziosi e per la bambola Trudi, in realtà chiamata Mascotte Chiara Ferragni, prodotta in collaborazione con Trudi, l'azienda friulana acquisita nel 2019 dalla Giochi Preziosi. È quanto emerge dall'atto con cui la Procura milanese giovedì scorso ha sollevato davanti al pg della Cassazione, che dovrà decidere a breve, il conflitto tra uffici del pm sulla competenza ad indagare per il caso del dolce natalizio della casa dolciaria in provincia di Cuneo. La infuencer risponde quindi di tre episodi con legali rappresentanti delle società produttrici. Con la decisione di «allargare le indagini nei confronti di Chiara Ferragni anche ai casi delle uova di Pasqua Dolci Preziosi e della bambola Trudi», la magistratura «ha accolto in pieno gli esposti presentati» dopo lo scandalo pandoro. Lo scrive l'associazione dei consumatori in una nota. Codacons aveva evidenziato «come la sponsorizzazione commerciale avrebbe fruttato in due anni la stratosferica cifra di 1,2 milioni all'influencer, a fronte di una donazione “elemosina” di appena 36mila euro» in favore del progetto I Bambini delle fate, per giunta eseguita dalla Dolci Preziosi e non dalla Ferragni». «La Procura ha accolto le nostre tesi estendendo le indagini per truffa aggravata, ma non basta: nell’interesse dei consumatori chiediamo di accendere un faro su tutte le iniziative di beneficenza avviate negli ultimi anni non solo da Chiara Ferragni, ma anche dai principali influencer operanti in Italia, per capire la commissione tra rapporti commerciali e solidarietà». In tal senso, l'associazione, ha avviato «un monitoraggio sui profili social» per cercare «collegamenti tra vendite di merci e beneficenza». Al momento non è ancora arrivato sul tavolo dei pm milanesi l'esposto annunciato da Codacons sulla campagna del 2020 per raccogliere fondi contro il Covid attraverso una «capsule collection» a edizione limitata realizzata insieme a Oreo.