Festival Dannunziano, Guerri: «Sempre più grandi e al passo con i tempi, ora arriva il robot»

29 Agosto 2026

Il presidente del Vittoriale lancia l’ottava edizione a Pescara: «Questa città mi emoziona, la ritrovo nelle pagine del Vate»

PESCARA. Giordano Bruno Guerri è appena arrivato a Pescara. Ed è un vulcano di gioia: dai 10 ettari del Vittoriale degli Italiani di cui è presidente dal 2008, passa alla casa natale di d’Annunzio, in quella Pescara che è ancora «profondamente dannunziana» – lo spiega bene nel corso di questa conversazione. Qui, da direttore artistico, lancia l’ottava edizione del Festival Dannunziano, nove giorni e un fiume di eventi, al via da oggi, che dal Vate si spostano fino a una rassegna di incontri pop, trasversali, per abbracciare tutti. Anche se nessuno meglio di Guerri può spiegare come d’Annunzio arrivi in ogni ambito, in ogni epoca, in ogni anfratto insospettabile del contemporaneo. Perfino nella canzone d’autore, nell’italiano corrente. Nella robotica, nell’intelligenza artificiale. Insomma, ovunque.

Presidente, non nasconda l’emozione. Come si sente?

«Come una freccia appena scoccata! No, come un fiore appena sbocciato! No, senta qua: come il Big Bang all’origine della vita!».

Lo ha detto proprio in modo dannunziano. A proposito, dove ha lasciato l’ologramma del Vate?

«Ci sarà un collegamento a distanza, potranno parlarci tutti. È perfino migliorato, è identico. Ma ora puntiamo più in alto».

Cioè?

«Un robot!».

Guerri, quest’anno il programma è enorme. C’è il rischio di perdersi.

«Ma no, io vorrei che fosse ancora più bello e più grande. Ogni anno di più».

Magari coinvolgendo quei Comuni insofferenti per l’esclusione.

«È un mio interesse, condiviso con il presidente Lorenzo Sospiri. Vogliamo arricchire e coinvolgere città, paesi, borghi. Ovunque. Su una cosa, però, non si può polemizzare».

Quale?

«I costi».

Facciamo i conti in tasca al festival.

«Si figuri: 700mila euro».

Mica spicci.

«Con un fiume di eventi, tutti gratuiti. Per farle un rapporto, il festival del Vittoriale costa un milione ed è a pagamento».

Quest’anno a Pescara avete coinvolto anche Paolo Crepet. Sold out.

«Che colpo! Lui è straordinario quando parla dei giovanissimi e delle dipendenze da social».

È notizia di due giorni fa la multa a Mark Zuckerberg per 18 miliardi.

«Ma perché siamo sempre avanti, noi (ride, ndr)».

Si sente un precursore, come d’Annunzio?

«Oh, su alcune cose c’abbiamo visto lungo».

Per esempio?

«Questa storia del woke (politicamente corretto, ndr) che adesso non va più giù a nessuno. Noi già da mesi abbiamo lanciato il nuovo ologramma di d’Annunzio, libero da qualsiasi ipocrisia, una copia perfetta dell’originale».

Sarà a Pescara?

«No, ci sarà un collegamento per poterci parlare a distanza. Alla fine è la stessa cosa e la gente si divertirà».

E il robot?

«Lo lanciamo l’anno prossimo e sarà al festival, lo faremo girare per Pescara e la gente impazzirà».

Ci spieghi meglio.

«È esattamente quello che immagina. Un androide con le sembianze di d’Annunzio, che parlerà con le persone, farà da guida, scambierà battute, racconterà aneddoti».

Chi lo avrebbe detto che d’Annunzio avrebbe rubato il lavoro agli italiani.

«Ma non ruba proprio un bel niente! (ride, ndr) Tutto il contrario, è una novità assoluta e per realizzarlo c’è al lavoro una squadra fantastica».

Costi?

«Molto meno di quanto si pensi, ma è presto per fare una stima esatta».

Cifre più importanti le state investendo per la Nave Puglia, gravemente danneggiata dopo il nubifragio.

«Dal Ministero sono arrivati 2 milioni e 600 mila euro, un aiuto concreto. Poi ci sarà l’evento del 27 settembre, in cui ripianteremo i cipressi caduti e lanceremo una nuova raccolta fondi».

Quanti soldi ci vogliono?

«Cinque milioni».

Ancora, mica spicci.

«Però mi ha commosso un pensionato che ci ha scritto: “Sono povero ma vi dono volentieri questi cinque euro”. Che tenerezza».

Quando parla di d’Annunzio diventa sentimentale all’inverosimile.

«Tornare a Pescara è un’altra delle cose che mi smuove moltissimo».

Perché?

«È la città in cui d’Annunzio è nato, la stessa a cui ha dedicato pagine stupende, ricordi bellissimi».

Ma al Vittoriale, da quasi vent’anni, vede di meglio. Anzi, una volta disse di aver visto perfino d’Annunzio.

«Sì, nella Zambracca. Ma nella sua città natale lo vedo bambino. Guardi, fare quei tre gradini che portano alla stanza della madre è magnifico!».

Oggi qui cosa resta del Vate?

«Tutto, si guardi intorno. Quella città grande, importante, ambiziosa che lui sognava ce l’avete davanti agli occhi. Era una sua volontà. Oggi Pescara è perfettamente dannunziana».

Il pubblico, in città, se l’è conquistato.

«Dico la verità. Anzi, rilancio: l’Aurum è tra gli edifici più belli al mondo! Qui a Pescara sarà a una vera e propria festa».

Dentro c’è un po’ di tutto. Perfino una mostra d’auto d’epoca.

«Beh, con d’Annunzio il collegamento viene facile».

Ce lo spiega?

«D’Annunzio era, tra le altre cose, un estimatore di automobili. La celebre Fiat Tipo 4 con cui corse alla volta di Fiume ce l’abbiamo esposta al Vittoriale».

Ma perché, come dice il titolo dell’esposizione, l’automobile “è femmina”?

«Facciamo un salto indietro di cent’anni».

Prego.

«Nel 1926 impazzava un dibattito linguistico: l’automobile è al femminile o al maschile?».

Sembra un dibattito surreale.

«Per niente, pensi che Filippo Tommaso Marinetti diceva “lo automobile”. Insomma, un giorno Giovanni Agnelli (il fondatore della Fiat, ndr) scrive a d’Annunzio, gli manda in dono una Fiat 509 cabriolet e gli chiede di sciogliere il nodo».

E lui?

«Gentilmente ringrazia e scrive: “L’automobile è femminile”».

Perché?

«Perché, “come le donne”, l’automobile è “graziosa, snella” e, in una parola, “seduttrice”. Ma aveva anche una dote, dice d’Annunzio, “ignota alle donne”».

Cioè?

«La perfetta obbedienza (ride, ndr)».

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