«Festival della follia, il dolore era presente»

Gli organizzatori della rassegna sulla pazzia che si è svolta a Teramo rispondono alle critiche
TERAMO. «Abbiamo dedicato il festival alla follia e non al disturbo mentale». Ad affermarlo è il giornalista e scrittore Marcello Veneziani, ideatore della prima edizione del Festival della Follia che si è svolto a Teramo dall’11 al 14 settembre. Veneziani interviene per replicare alle dichiarazioni della studiosa Annacarla Valeriano e dello psichiatra Saverio Moschetta, pubblicate nell’articolo apparso sul Centro del 16 settembre scorso. In quell’articolo la Valeriano, autrice nel 2014 di un libro edito da Donzelli, che ha ricevuto premi e attenzione nazionale, “Ammalò di testa. Storie dal manicomio di Teramo (1880-1931)”, e Moschetta, per oltre un ventennio, dal 1991 al 2013, primario dell'ospedale psichiatrico di Teramo si erano posti, fra gli altri, questi interrogativi sul festival: «Alla fine di questo festival i teramani avranno capito che il disturbo mentale è sofferenza e dolore? O penseranno che sia genialità, creatività, arte?».
«Follia», sostiene Veneziano, «è metafora vasta che comprende la malattia mentale e l'estro, genio e sregolatezza, pazzia con i suoi effetti sociali e aspetto ludico. E il festival difatti ha dedicato al tema pagine di umanità e di letteratura, di arte e di storia della demenza, convegni e mostre, musei della follia e momenti di divertimento. Attaccare un festival perché non è un convegno sui disturbi mentali è come attaccare Erasmo da Rotterdam perché non ha scritto un saggio di psichiatria. Se poi il discorso è difendere la demagogia dell'anti psichiatria e i suoi mostri, allora non ci riguardano le autodifese corporative. Noi volevamo dare un'occasione di riflessione, di pietas e divertimento ad una città. E la ludoterapia funziona anche per i malati di mente».
«Rispetto alla non correttezza del termine “festival” penso che, in psichiatria, ciò che più allontana la persona che soffre dalla cura è la visione dolorosa e stigmatizzante della malattia e dei trattamenti di essa», è invece la replica dello psichiatra Alessandro Valchera, tra gli organizzatori di uno dei due convegni scientifici del Festival sul tema “Follia al femminile: dall’esclusione alla cura”. «Il dolore », aggiunge lo psichiatra, «è costantemente presente ma non deve essere esclusa una possibilità di uscita da esso. Se le arti e le manifestazioni ludiche possono, anche solo per un attimo, far riflettere sul disagio psichico e avvicinare la popolazione a concetti scientifici, sono uno strumento utile di lotta allo stigma della malattia mentale».
Nella prima edizione del Festival, ricorda inoltre Valchera, «non sono comunque mancati spazi di riflessione e di divulgazione scientifica; nella giornata del 12 settembre vi è stato un convegno in cui sono intervenuti psichiatri di fama internazionale che si sono soffermati su alcuni aspetti importanti ed attuali delle patologie psichiatriche».
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