Ficarra e Picone “Incastrati”: «Ridere della mafia? Dovere»

Arriva domani la seconda e ultima stagione della fortunata serie Netflix del duo Storia fra il thriller e la commedia surreale, con suocere gelose e padrini spietati
È la comicità di chi sa ridere di se stesso e della propria terra, di chi riesce a fare denuncia senza annoiare, senza moralismi di alcun tipo. Ed è per questo che Ficarra e Picone (a ottobre festeggiano i 30 anni di collaborazione) tornano domani su Netflix con la seconda stagione di “Incastrati”, il mix di comedy e drama in una Sicilia marginale che ha segnato con successo il loro debutto nella serialità, una serie dalla risata intelligente, quella che non necessità di volgarità, parolacce, sesso, o forzature, quella che ci diverte donando un’occasione per riflettere. I nostri due eroi antennisti si ritrovano, ancora, intrappolati in una susseguirsi di vicende surreali all’interno delle quali è arduo districarsi. La presentazione dei sei episodi di cui Salvo Ficarra e Valentino Picone sono registi, protagonisti e autori è stata fatta alla stampa ieri a Roma. La seconda stagione chiude la serie, che è stata pensata per non proseguire oltre. «Il finale svelerà quello che era il progetto iniziale», sottolineano Ficarra e Picone. «La serialità era qualcosa che volevamo sperimentare, Netflix ci ha dato questa opportunita», dice Ficarra. Picone: «Noi quando vengono davanti cose diverse ci piace affrontarle». Sull’arresto di Messina Denaro, Ficarra accenna: «Abbiamo girato prima e scritto prima, ma poi vedrete come sarà arrestato il nostro padre Santissimo». Picone ricorda che «nella prima stagione padre Santissimo diceva che ora dobbiamo tenere la testa bassa perché sappiamo che la gente prima o dopo dimenticherà». Quindi aggiungono «il prendere in giro la mafia per noi è un dovere, anche perché si prendono molto sul serio. Noi abbiamo iniziato con Nati Stanchi, La Matassa, è l'unico modo che conosciamo». «Tutte le battute sulla mafia le scrive Picone», fa notare Ficarra, «e sono molto argute». «Noi non avremmo messo la mafia nella serie se non avessimo esigenza di dire qualcosa, in particolare di non dimenticare», osserva Picone. I due registi e protagonisti tengono a ringraziare le forze dell’ordine per «la disponibilità», poi rivelano che in questa seconda stagione «c’è una scena in cui omaggiamo la morte di Falcone con un’inquadratura della teca dell’auto della strage e in una puntata ricordiamo Borsellino con il procuratore Nicolosi (Leo Gullotta) che cita un discorso del magistrato. Abbiamo ricostruito anche una lastra di marmo con i nomi dei Caduti. Con la serie vogliamo parlare della lotta alla mafia perché non ci dimentichiamo mai che ci sono ragazzi nati dopo le stragi, quindi non va dimenticato quanto successo». Prodotta da Attilio De Razza per Tramp Limited, la seconda stagione mantiene la stessa squadra di scrittura della prima, oltre a Salvo Ficarra e Valentino Picone, Fabrizio Testini, Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli.
Il cast principale vede il ritorno di Anna Favella (Ester), Marianna di Martino (Agata Scalia), Tony Sperandeo (Tonino Macaluso, detto “Cosa Inutile”), Maurizio Marchetti (Portiere Martorana), Domenico Centamore (Don Lorenzo, detto “Primo Sale”), Sergio Friscia (Sergione) e Mary Cipolla (Signora Antonietta), con la partecipazione di Leo Gullotta (Procuratore Nicolosi). Sul futurodel cinema in sala rispetto allo streaming che prende sempre più spazio Ficarra fa un ragionamento: «Più offerta c’è, più la gente vede storie, io vedo cose in streaming ma vado al cinema quando c’è qualcosa che mi attrae, penso che le due cose possano coesistere. Tra l’altro grazie alle serie sono nati attori, abbiamo la possibilità di conoscere storie di diverse parti del mondo e relazionarci in un mercato internazionale. Sentire che “Incastrati” debba uscire in 190 Paesi ci entusiasma. Un modo per accorciare le distanze e influenza anche il modo con cui raccontiamo determinate cose. In parallelo ci sono film che visti in sala ti danno un’emozione enorme. Sono convinto che la sala avrà una nuova centralità». «Vorrei sfatare un mito», sottolinea Ilaria Castiglioni di Netflix: «Si dice spesso che i comici siano persone molto tristi... con loro non è stato così. Penso che la commedia sia uno dei generi più difficili da fare, loro l’hanno scritta, diretta e interpretata, loro si sono cimentati realizzandola nel migliore dei modi». «In “Incastrati” prendiamo in giro la serie tv per come è strutturata», ricorda Ficarra: «ha una scrittura diversa. Il cliffangher (finale sospeso ndr)è una cosa divertentissima, ci fa ridere tantissimo, poi il prequel perché nei prequel viene ringiovanito il personaggio come Better Call Saul. I momenti più belli sul set sono stati proprio fare la serie finta The Touch of the Killer e The Look of the Killer». Favella svela che c'è c'è un momento fuori copione che è un omaggio a Massimo Troisi». La seconda stagione di «Incastrati» comincia laddove era finita la prima: Salvo e Valentino sono in pericolo di vita.