Flaiano alla scoperta dell’Oceano Canada

13 Giugno 2020

Rai3 ripropone il documentario realizzato nel 1971 dallo scrittore pescarese e rimasto sepolto per anni negli archivi

«L’immensità di questa terra dà le vertigini. Perciò abbiamo chiamato il nostro viaggio “Oceano Canada”».
Nel 1971 Ennio Flaiano viaggia con Andrea Andermann nel «grande oceano di metropoli e terre sperdute» esteso da Vancouver a Montreal, da un oceano all’altro, dall’Atlantico al Pacifico. Un Paese immenso, il Canada, grande come un continente. Lo scrittore e sceneggiatore pescarese e il regista e produttore di origini mitteleuropee ricavarono dalla gran mole dei loro appunti filmati di viaggio un prezioso documentario in cinque puntate (ognuna da 40 minuti circa), un rerportage antopologico che la Rai mandò in onda per la prima volta tra gennaio e febbraio 1973, poco dopo la morte di Flaiano (avvenuta il 20 novembre 1972). Da allora il film, uno dei rari lavori dello scrittore per la televisione, non s’è più visto, sepolto negli archivi Rai per quasi mezzo secolo. Di nuovo fruibile al pubblico su Raiplay alla fine del 2019, viene ora riproposto da Rai3 in due parti, tra stanotte (dall’1.45 le prime tre puntate) e domani notte (dall’1.35 quarta e quinta).
In “Oceano Canada” viene raccontato il secondo viaggio compiuto nella nazione nordamericana da Ennio Flaiano, che già aveva realizzato un soggetto promozionale commissionato dal Bureau du Cinéma Canadien per far conoscere al mondo le unicità di un Paese vastissimo e multiforme. “Oceano Canada” è ancora oggi un documento interessante, sebbene molti temi siano ovviamente superati. Andermann dietro la macchina da presa e Flaiano davanti all’obiettivo conducono lo spettatore alla conoscenza dei nativi americani, degli eschimesi Inuit dell’estremo nord, degli immigrati italiani, in particolare gli abruzzesi di Toronto, delle comunità di mormoni, delle regioni francofone.
Tra le tante interviste montate nel documentario quella all`indiano Rufus sulla storia dei nativi e la loro vita nelle riserve, e quella a Johnny Lombardi, di origini lucane, fondatore nel 1966 a Toronto della stazione radiofonica Chin Radio, prima emittente a trasmettere programmi per le minoranze linguistiche del Canada.
«Ci siamo proposti di percorrere il Canada senza sperare di conoscerlo tutto», spiega nel film la voce off di Flaiano. «Il Canada ci è subito apparso un grande oceano dove approderemo a qualche isola, alla ricerca di vecchi amici e di nuove persone, di grandi città e di terre sperdute. Il nostro sarà dunque un taccuino di viaggio, casuale e nemmeno ordinato. Tutto sarà alla giornata. Quello che ci interessa maggiormente è il rapporto uomo-natura, in un paese grande 34 volte l’Italia e con poco più di un terzo dei suoi abitanti, 21 milioni. Un paese dove, fuori dalle grandi città, la solitudine può essere la condizione normale, la chiave dell'esistenza. A cinquecento chilometri verso nord, partendo dal confine degli Stati Uniti, non c'è più nessuno. Qualche isolato, qualche gruppo. Un giorno sarà forse un territorio popolatissimo, ma oggi, teoricamente, chi infilasse un sentiero e continuasse ad andare verso il Nord, dopo quattro o cinquemila chilometri sarebbe al Polo Nord senza incontrare nessuno».
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