Floria Sigismondi l’abruzzese che incantò Bowie

La regista e videomaker canadese (ma nata a Pescara) racconta il suo rapporto con i grandi della musica pop
di Giovanna Di Lello
Addentrandosi nel mondo di Floria Sigismondi - fotografa, videomaker e regista tra le più innovative di questi anni - è l’insolito che si scopre.
L’essere abnorme che si svela nella sua umanità più disperata, ma anche più luminosa, ambigua e viva. Una bellezza anomala e glam, che nello stesso tempo attrae e turba lo sguardo, e che si diffonde in luoghi entropici, negli inferi abitati da personaggi che lei stessa definisce «esseri onnipotenti e anime torturate».
E non è un caso se ad interessarsi all'opera di questa geniale artista canadese, d'origine abruzzese, nata a Pescara nel 1965, sia da sempre un musicista come David Bowie, con cui la Sigismondi ha realizzato ben quattro videoclip, come lo splendido “Little Wonder” (1996) e il controverso “The Next Day” (2013), interpretato dallo stesso Bowie, Gary Oldman e Marion Cotillard, che ha suscitato non poche polemiche in ambito cattolico.
Suoi sono altri bellissimi video di musicisti che dominano la scena internazionale, come Leonard Cohen, Björk, Sheryl Crow, Christina Aguilera, Justin Timberlake, Marilyn Mason.
«La musica è parte della mia vita. Trascende il linguaggio e penetra nell'animo. Ha il potere di evocare forti emozioni».
Musicale è anche il tema principale del suo esordio nel lungometraggio, che la Sigismondi compie nel 2010 girando “The Runaways” sull'omonimo gruppo rock femminile degli anni Settanta.
«Il mio prossimo film non riguarderà la musica, anche se ha un ruolo importante in tutto ciò che faccio», racconta.
Fotografa apprezzata a livello mondiale, afferma di essere stata influenzata dal regista americano David Lynch e dal pittore britannico Francis Bacon.
Ma a ben guardare le sue opere, non è difficile scorgere numerosi riferimenti alla cultura dei suoi genitori, due cantanti lirici di Nocciano, emigrati a Hamilton, vicino a Toronto, quando lei aveva poco più di due anni.
«Sono nata a Pescara», racconta lei, «e sebbene sia cresciuta in Canada, i miei genitori hanno sempre cercato di mantenere viva la nostra cultura d'origine parlandoci in italiano, a me e a mia sorella».
«Quando ero piccola», prosegue Floria Sigismondi, «andavamo sempre all'Opera e ricordo molto bene le storie tragiche che venivano rappresentate, e che sicuramente hanno influenzato il mio lavoro artistico. Sono anche cresciuta guardando i film di Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni e Totò».
Dell'Italia dice di amare la storia, l'arte e la cultura. Dell'Abruzzo, la campagna, le montagne, il mare, il cibo e la gente. Torna a Nocciano almeno due volte l'anno.
«I miei genitori», racconta Floria Sigismondi, «adorano l'arte e non hanno mai messo in discussione il mio sogno di diventare un'artista».
Da bambina dice che era già particolarmente attratta e stimolata dai colori e dalle immagini, e che l'ambiente in cui è cresciuta, quello italo-canadese, ha esercitato un ruolo importante sulle sue emozioni.
«Mi ha fatto capire che potevo crearmi dei mondi miei», confessa.
Anche la presenza di riferimenti cattolici nella sua opera vengono da lì, sottolinea.
Ma allora qual è il suo rapporto con la religione?
«Mi piace guardare la vita da più punti di vista. Il sapere universale non ha limiti», risponde senza mezzi termini.
C'è un musicista italiano con cui vorresti girare un video?
«Non conosco la scena musicale italiana», risponde, «ma mi piace molto il lavoro del compositore Roberto Carnevale. Il suo brano sperimentale Strumenti for orchestra è molto potente».
Prima di lasciarla definitivamente alle sue innumerevoli scadenze di progetti che sta sviluppando in questi giorni, ricevo una sua ultima email.
Questa volta il testo è solo nell’oggetto e la frase recita così: «Il mio mito italiano è Anna Magnani».
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