Follia e realismo, risate e commozione C’è Barra in “Non c’è niente da ridere”

18 Gennaio 2022

PESCARA. Risate e commozione, realismo e follia: tra i più grandi a portare in scena e scatenare nel pubblico stati d’animo contrastanti come questi, Peppe Barra ripropone la sua maestria in “Non c’è...

PESCARA. Risate e commozione, realismo e follia: tra i più grandi a portare in scena e scatenare nel pubblico stati d’animo contrastanti come questi, Peppe Barra ripropone la sua maestria in “Non c’è niente da ridere”, spettacolo che arriva oggi e domani sul palco del Teatro Circus di Pescara, in tre repliche: la prima è in programma questa sera con inizio alle ore 21; la pomeridiana è prevista per le 17 di domani, 19 gennaio, mentre la seconda replica serale avrà luogo sempre domani alle 21, per il cartellone de stagione teatrale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara”.
Lo spettacolo è scritto dallo stesso attore partenopeo insieme a Lamberto Lambertini, che ne cura anche la regia, e interpretato da Barra con Lalla Esposito.
La genialità esplosiva di Peppe Barra incontra dunque ancora una volta lo stile e il gusto di Lamberto Lambertini per dare vita a un teatro capace di coniugare la risata con la commozione, il divertimento con la storia, la cultura alta con quella più bassa, il realismo con la follia, la raffinatezza con la volgarità.
“Non c'è niente da ridere”: così sembra dire l’attore al pubblico, dispiaciuto che si sbellichi mentre lui sta recitando una cosa seria. Ecco la chiave di questo spettacolo, dove la scenografia raffigura l’interno di un teatro, dal punto di vista degli attori, uno spettacolo al contrario, con le file dei palchi sul fondo e con le luci della ribalta puntate verso la sala. In questo luogo irreale si avvicendano un Attore e un’Attrice, Peppe Barra e Lalla Esposito, con duetti, monologhi, canzonette, di antico e moderno repertorio, oltre a improvvise incursioni surreali nel repertorio dei classici, con due poltroncine e consunti fondalini dipinti a delineare le situazioni drammatiche.
Uno spettacolo di “varietà” con un finale in “maschera”: l’Attore veste il costume di Pulcinella e l’Attrice quello di Colombina che, nel rivedere il suo fidanzato che l’aveva abbandonata senza una parola, molti e molti anni prima, costringendola a fare la sciantosa, lo aggredisce infuriata, ma il povero Pulcinella le giura d’esser morto, per strada, senza averla potuta avvisare.
È menzogna o verità? Colombina comincia a cedere, presa dalla drammaticità del racconto. Pulcinella prosegue baldanzoso: San Pietro, dopo tanto pregare, gli ha concesso di tornare sulla terra a riprendersi la sua Colombina. Sull’onda dei ricordi e della nostalgia di un’epoca che fu, si addormentano abbracciati. Di nuovo insieme dopo 25 anni, intendono, pur in questi giorni così chiusi e difficili, invitare la gente a tornare a teatro, per uno spettacolo di buon augurio, e per iniziare una futura normalità.