Francesca Michielin «Sì, viaggiare da Bogotà a Pescara»

La cantante in concerto al Teatro D’Annunzio giovedì «Il nuovo disco è un omaggio alla capitale della Colombia»
Il numero scelto per il titolo dell’album si riferisce all’altitudine di Bogotà, la capitale della Colombia. E’ “2640”, il nuovo disco della cantautrice e polistrumentista Francesca Michielin. «2640 è un viaggio per imparare a incontrare e incontrarsi, per riuscire a dire quello che si vuole anche senza dover parlare», spiega la giovanissima artista di Bassano del Grappa, che farà tappa con il suo tour estivo anche a Pescara. L’appuntamento è fissato per il 19 luglio al Teatro D’Annunzio, con inizio previsto alle 21,15 (organizzazione Elite Agency). I biglietti sono disponibili su circuiti TicketOne e CiaoTickets (32 euro per la poltronissima numerata, 25 euro per la poltrona numerata, 20 euro per la gradinata non numerata, diritti di prevendita inclusi).
Classe 1995, la Michielin ha raggiunto la notorietà nel 2011, con la vittoria della quinta edizione del talent X Factor. Tra i riconoscimenti conquistati nel corso della sua carriera ci sono tre Wind Music Awards e un Premio Lunezia, oltre al secondo posto al Festival di Sanremo del 2016.
Sul palco del D’Annunzio, la Michielin porterà uno show che unisce il mondo del live electronics a quello pop/rock, con una scaletta di oltre 20 brani, proposti in una chiave di ascolto inedita. «Ci saranno anche brani dei dischi precedenti, proposti con un vestito sonoro adatto all’occasione»,annuncia la Michielin. Oltre agli strumenti tradizionali, Francesca e la sua band hanno a disposizione le rispettive varianti elettroniche per dare a ogni esecuzione nuove sfumature. Sul palco ci saranno anche Maicol Morgotti, Luca Marchi ed Eugenio Cattini.
«Ho voluto chiamare il disco come i metri di altitudine di Bogotà, la capitale della Colombia. Ho immaginato questo viaggio, un viaggio interiore. Ho riflettuto su cosa significava per me il concetto di viaggiare, che è molto legato all’incontro» spiega la cantautrice. Tra i brani contenuti nel disco non mancano canzoni che fanno riferimento a esperienze autobiografiche, come “Tapioca”, un omaggio alle comunità straniere di Bassano del Grappa con cui la Michielin è cresciuta. «Tapioca è sicuramente il brano più introspettivo», racconta. «Sono molto legata alla comunità italo-ghanese di Bassano del Grappa. Questa è la canzone che in assoluto più rappresenta il tema dell’incontro, dei viaggi che si possono fare a pochi metri da casa».
Risale al 2012 il primo album della Michielin, “Riflessi di me”, seguito nel 2015 dal disco “di20”. «Il mio è stato un continuo viaggio interiore», spiega. «Nel primo disco ho lavorato con Elisa ed ero davvero molto giovane. I miei tre dischi sono difficilmente comparabili tra di loro perché ogni album parla di un momento specifico».
Il nuovo album è denso di collaborazioni. Come quelle con Calcutta, Cosmo, Tommaso Paradiso dei The Giornalisti, Dario Faini. «E’ un disco che ho realizzato in questo clima molto familiare di amicizia. Mi sono divertita molto. Ci sono tanti artisti con cui mi piacerebbe collaborare. Sono molto fan dei Blur da quando ero piccola: quello sarebbe un sogno gigantesco». Molto positivo il rapporto con i suoi fan: «E’ un rapporto alla pari. Interagiamo moltissimo tra di noi».
Francesca vive molto serenamente anche il successo: «Il mio è un lavoro che ti porta a entrare molto in contatto in maniera capillare con altre persone, ma me lo vivo molto tranquillamente. Mi sento felice di farlo».
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