Freccero: «Via la propaganda dall’informazione televisiva»

Il direttore di Rai2 sarà domani a Teramo per un incontro con gli studenti «Oggi ognuno di noi sceglie cosa vedere e non vuole più la mediazione»
Nel suo recente saggio “Fata e strega. Conversazioni su televisione e società” Carlo Freccero osserva: «La televisione pedagogica voleva farci tutti colti, la televisione commerciale tutti ricchi, la televisione digitale ci rende tutti influencer». Autore televisivo, scrittore, giornalista, esperto di comunicazione, professore universitario, Carlo Freccero è tra i grandi protagonisti della tv degli ultimi trent’anni. Il direttore di Rai2 sarà domani a Teramo per un incontro con gli studenti e il pubblico. Ne anticipa i temi al Centro in questa intervista.
La televisione è il medium tradizionale che meglio ha retto alla rivoluzione digitale?
La televisione, malgrado tutto, malgrado l’affermazione del tablet e dello smartphone, strumento base per le grandi multinazionali Amazon, Facebook, Google, rimane centrale nel nostro sistema mediatico. L’Italia è un Paese anziano, con un pubblico legato alla televisione, e la tv generalista italiana è molto ricca di programmi che riescono a colpire la maggioranza delle persone. I giovani, però, fanno ormai i loro palinsesti col tablet, mescolando le informazioni con la fiction, la musica, i giochi. I ragazzi stanno trasformando la televisione, totem della casa, nello schermo di un tablet. Costruiscono la loro tv, ibridandola con i social network, con Facebook e Instagram.
Con l’avvento dei social la disintermediazione ha messo in crisi il giornalismo?
La disintermediazione è il tema principale oggi. La prima forma di disintermediazione è stata l’audience. Da quando si è affermata la tv commerciale non comanda più il direttore di rete come accadeva nella tv pedagogica. È il pubblico che decide e il direttore di rete deve sottostare alle scelte del pubblico. Oggi ognuno di noi sceglie cosa vedere e non vuole più la mediazione. La riprova è Internet, dove soddisfo i miei consumi culturali e di divertimento. In tale contesto occorre ripensare tutti i generi. L’informazione ne risente di più, perché c’è un soggetto mediatore, il giornalista. Oggi non è più l’agenda setting dei media tradizionali a decidere le notizie. Con i nuovi media ognuno di noi si fa il suo giornale, il suo blog di notizie. Però l’informazione deve sempre tendere alla verità ed essere credibile.
Il fruitore è in grado di distinguere tra informazione e fake news?
Non tutti hanno la competenza culturale e la capacità mediatica necessarie per scegliere le cose giuste, le notizie che sono vere. Di fronte a questo panorama il fruitore è pronto per navigare da solo nel mare magnum mediatico, tra mille stimoli, sofferte? Ecco che torniamo al secolo scorso, ispirato alla formazione di uno spirito critico nel cittadino attraverso lo strumento dello studio. Lo scopo del pensiero europeo del Novecento è comprendere la verità a fini pratici e teorici. Il cittadino critico è l’obiettivo della scuola.
Da rivalutare allora la vecchia televisione pedagogica?
La televisione oggi deve essere contemporanea nel linguaggio ma deve anche fornire strumenti critici al pubblico perché possa difendersi dalla propaganda. Con i ragazzi a Teramo parlerò proprio di questo, della nostra informazione sottoposta al pericolo della propaganda.
Lei insegna al Dams e nella facoltà di Scienze della comunicazione ed è a contatto coi giovani. A cosa sono interessati?
Costruiscono sui loro tablet le collezioni di notizie come le loro collezioni di canzoni. Sono loro stessi i direttori. Ma è sempre meno importante l’informazione e sempre più importante la fiction, in cui si sviluppa la narrazione. L’emozione è più importante della ragione.
In tv prevale lo scontro, nei reality come nei talk politici. È la tv del conflitto?
Lo scontro nei talk show, il dualismo bene/male nella fiction, il game nel talent costituiscono un modo per fidelizzare lo spettatore, per connetterlo e tenerlo avvinghiato e non annoiarlo. Ancora l’emozione che prevale sulla ragione.
Di volta in volta viene definito un innovatore o un provocatore. Lei come si definisce?
Uno studente fuori corso. Ho 70 anni ma continuo a studiare come se ne avessi 20. Sono in prima linea. In Rai lavoro gratis per salvare una rete che stava fallendo. Scrivo saggi. Faccio televisione e la insegno all’università. Ho un’empatia totale con gli studenti, lo studio è un modo per creare il legame coi ragazzi. Sono loro che mi obbligano a essere aggiornatissimo.
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