Fuga dall’identità, Bonetta si racconta

Oggi a Pescara la presentazione del nuovo libro del docente di pedagogia all’università D’Annunzio
PESCARA. Piena di vita potrebbe definirsi l'autobiografia “Fuga dall'identità - Da Sud a Nord: storie psichiche del Novecento” (editore Armando, 2014, 190 pagine, 16 euro) con la quale Gaetano Bonetta - professore di pedagogia dell'ateneo D'Annunzio a Chieti e più volte preside di Facoltà e direttore di Dipartimento - consegna ai lettori, con una programmatica nudità di schermi, il proprio vissuto doloroso, né remora può esservi per l'uso d'un aggettivo tanto impegnativo, giacché il tema di tutto il racconto è la depressione, la ferale depressione per decenni sofferta, che avviluppa e uccide «immaginazione e fantasia, desiderio e gioia»; che al posto della «vitalità creativa» insedia nel cuore un nucleo «nero, algido e duro come la pietra lavica, tagliente e doloroso come l'ossidiana di Lipari, usa a raffreddarsi subito dopo i calori dell'esplosione e pronta a divenire arma letale» - così l'autore la definisce. Arma che, per l'insopportabilità del male di vivere, può essere rivolta a un certo punto anche contro se stessi, sino all'estremo gesto del suicidio, presente purtroppo nel nucleo familiare devastato da questa patologia. Come possono vita e morte incontrarsi nel libro di Bonetta? Si scontrano, più che incontrarsi. Si fronteggiano sul terreno della lotta. Ed è una lotta vincente per lo scrittore.
Tutto inizia nella Sicilia dove Bonetta è nato e vissuto sino ai diciannove anni, sotto il sole implacabile dell'estate che ferisce lo sguardo e accende i colori della natura e qui va detto subito che Bonetta ama la sua terra e la descrive con trasporto, con intoccata gioia e meraviglia, ora nei ventosi scenari delle marine ragusane ora nella quiete degli iardiniddi, i giardinetti ombreggiati dagli ulivi che i poeti greci cantavano; e se la depressione sin dalle prime pagine dedicate all'infelice infanzia e adolescenza sparge i suoi neri rivoli tra le pagine (con la scuola sofferta, gl'insegnanti maneschi, il desolante approdo alla bassa autostima ritenendosi «un somaro»; e soprattutto con la soggiacenza alle nevrosi fobico-ossessive della madre, gravitanti sull'iperigienismo, con l'imporre ai figli di lavarsi da uno a dieci volte le mani, a seconda delle cose toccate; nella totale, se non resa, accettazione di queste psicosi, da parte sia del padre sia dei bambini), la Sicilia resta una grande dispensatrice di emozioni. Ma tardo sarà il processo di riappropriazione dell'amore per la sua terra. Diciannovenne, negli anni sessanta, il giovane Bonetta non si allontana da essa: ne fugge, trasferendosi a Roma per frequentare l'università in forza di una grazia inattesa, la decisione del padre di mandarlo dove «sì ca si sturìa ppi daveru», dove sì che si studia per davvero.
«Fuga dall'identità» sarà presentato oggi alle 17, a Pescara nella sala Tinozzi della Provincia. Ne parleranno con l'Autore Francesco Marroni, docente e saggista, e la giornalista Adriana Pannitteri: modera il docente Marco Presutti.
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