Fumo: il mio Pescara Jazz in un libro

15 Giugno 2019

Il papà del festival pubblica in un volume cinquant’anni di ricordi della rassegna da lui creata

Lucio Fumo è uno di quelli che amano il jazz tutto l’anno. La musica di Ellington e Miles, Parker e Coltrane lui l’adora non solo d’estate, la stagione di elezione delle rassegne e quella di Pescara Jazz, il festival che lui ha creato nel 1969. Per celebrare il mezzo secolo della rassegna, Fumo ha pensato di mettere per iscritto i suo ricordi, con la collaborazione del giornalista e storico Marco Patricelli, in un libro intitolato “Rapsodia in blue note. La storia di Pescara Jazz” (Ianieri edizioni, 196 pagine, 20 euro). Il volume, arricchito da cifre e da foto tratte dall’archivio personale di Fumo, è stato presentato ieri nella sede della Fondazione Pescarabruzzo. Fumo, a 82 anni celebra così la sua creatura che ha lasciato in altre mani dal 2016 ma che continua ad amare con passione retrospettiva.
Fumo, come è nata l’idea di questo libro?
L’idea non è mia. Me l’hanno suggerita, negli anni, gli amici e i giornalisti che venivano, ogni estate, a Pescara per il festival. Diciamo che il libro è arrivato con un giusto ritardo.
L’idea di un festival jazz a Pescara, invece, come nacque?
Io e altri due o tre amici andavamo a sentire i concerti di jazz a Roma, Milano, Bologna. A un certo punto ci dicemmo: cerchiamo di portare questa musica a Pescara. Così, nel maggio del 1963, portammo in città Leandro Barbieri, che non si chiamava ancora Gato e viveva a Roma. Lo facemmo suonare con il suo quintetto al Gabbiano sulla riviera, dove adesso c’è il McDonald’s. Subito dopo, creammo il Jazz Club Pescara. Nel 1965 facemmo i primi concerti all’Hotel Promenade a Montesilvano, con Franco Cerri, Stephane Grappelli, Romano Mussolini e altri. Poi fondammo il Circolo Amici della musica. Volevamo fare solo concerti di jazz. Ma, nel 1965-1967 a Pescara, non potevamo presentare una stagione di solo di jazz: sarebbe stato un suicidio. Così le prime due stagioni, al Diana di Montesilvano, mettemmo su un programma di jazz e musica classica con artisti come Segovia, Gulda, Kenny Clarke e Johnny Griffin. Poi ci fondemmo con gli Amici del teatro e della musica, De Vincentiis, De Sisto e altri, e nacque la Società del Teatro e della Musica, di cui fu primo presidente Ennio Flaiano.
Il Festival jazz nacque nel 1969. Come accadde?
Diego De Sisto, nel 1968, mi diede l’incarico di mettere su il festival. A Bologna, quell’autunno, incontrai Bill Evans che era in Italia per un tour. E così nacque il primo concerto, il 18 agosto del 1969, della prima edizione del festival.
Qual è il concerto che l’ha più emozionata?
Quello che segnò il grande successo del festival: la serata con Miles Davis e Keith Jarrett nel luglio del 1973. La città fu invasa da giovani in sacco a pelo. Facemmo quattromila spettatori alle Naiadi che avevano una capienza di duemila posti.
Che disco consiglierebbe a chi vuole ascoltare per la prima volta un po’ di jazz?
Uno qualsiasi di Ella Fitzgerald o di Charlie Parker.
©RIPRODUZIONE RISERVATA